L’austerity? Un’opportunità

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Sono impazzito? Forse. I prossimi mesi, che analisti e media prevedono neri, saranno di sicuro una mazzata per i portafogli di tutti, classi meno abbienti e anche ricchi.

Nessuno in teoria, sfugge a queste forche caudine che, complice la guerra, hanno portato alle stelle i costi dell’energia. Che la nostra società sia energivora è un dato di fatto. Come un’immensa vorace bestia, si pasce di kilowatt al ritmo di una mantide religiosa in procinto di deporre le uova.

Consumiamo tanto, consumiamo troppo, siamo degli allegri guasconi che, in preda a una febbre euforica, abbiamo portato al parossismo il consumo di energie, fossili e non. Decenni di allegra e incosciente gestione, al pari di un adolescente con in mano la villa dei genitori in vacanza, hanno fatto in modo che ora ci troviamo le rovine di un sistema in casa e nel portafoglio. 

È bastata una guerra europea, neanche tanto vicina, per trasformarci in mendicanti che agognano briciole di watt. Industrie, privati, economia, si ritrovano oggi con prezzi non raddoppiati ma, in alcuni casi, decuplicati. Al punto da rendere impossibile, ad alcuni, fare fronte a bollette che erodono quasi tutto il guadagno di un’attività. Per i privati non è tanto meglio. Sui giornali italiani cominciano ad apparire articoli che spiegano e consigliano come sopravvivere agli aumenti, dove risparmiare energia, in che negozi andare per spendere meno per le derrate alimentari. Si moltiplicano (tra chi può) i sistemi alternativi e autarchici, come i pannelli solari, cha a fronte di un costo iniziale (sussidiato), promettono la fornitura di energia e se la superficie esposta è abbastanza ampia, anche di venderla.

Alla fine quella dell’austerity, come per le domeniche senz’auto del 1973, rischia di diventare per chi è fatalista e virtuoso, l’opportunità per rivedere le proprie abitudini, ridurre gli sprechi e cambiare vita. Il paragone, che magari è claudicante in quanto a storia e modalità, è pertinente per un motivo: molti di noi, che paventavano chissà che sfracelli per delle domeniche impossibilitati nella mobilità privata, si resero conto che c’erano altre cose importanti, che in fondo l’auto non era sempre così necessaria, che era una dannata figata andare in pattini a rotelle o in bici in mezzo alla strada in centro a Lugano o a Locarno.

Molti addirittura le rimpiangono quelle domeniche serene dove, come nel lockdown per via dell’epidemia di covid, l’ineluttabilità della situazione ci obbligava ad altri ritmi, a respiri più ampi, ad un’introspezione più severa.

Risparmiare, reinventarsi, ragionare sul futuro è possibile. Se siamo di fronte a una svolta del non ritorno, vediamo di far diventare (come al solito) la crisi un’opportunità. Riscaldiamo meno e mettiamoci un giacchettino di lana, evitiamo di scaldare locali che è inutile scaldare, cerchiamo di farci un a lista della spesa ragionata, usiamo il meno possibile l’automobile.

E se costruiamo, facciamolo con tecnologia all’avanguardia che non siano energivore e dispersive, ma tecnologicamente innovative, votate al risparmio e al riciclo. 

A volte per attuare cambiamenti ci vuole un evento traumatico, come quando da piccoli magari ti buttavano in acqua per insegnarti a nuotare, dopo il primo momento di panico ti accorgevi gioioso che non solo stavi a galla ma riuscivi addirittura a muoverti e il tuo rapporto con l’acqua diventava simbiotico.

Ancora una volta, da una crisi può nascere un mondo nuovo, forse migliore, forse più attento e meno effimero, un mondo umano che si guardi dentro e che scopra quello che di buono c’è ancora, forse, dentro di noi.

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