Lo ‘Stato nucleare’

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Stando a quanto dice l’agenzia mediatica di Stato KCNA, il governo della Repubblica Democratica di Corea ha approvato una nuova legge – legge con cui il paese si autodichiara “Stato nucleare”.

La nuova legge incide nella costituzione nordcoreana il diritto della nazione a condurre attacchi nucleari preventivi in caso di minaccia imminente al paese, alla sua leadership o alla sua catena di comando militare. Questa nuova politica in ambito nucleare è una risposta al timore di un attacco a “decapitazione”, ovvero un rapido e mirato attacco che possa immobilizzare il paese e le sue strutture politico-militari prima che esse abbiano tempo di reagire. Arrogandosi il diritto di colpire preventivamente, Kim Jong Un spera di scongiurare un’aggressione da parte dei membri NATO nel pacifico – recentemente sempre più aggressivi, soprattutto nei confronti degli alleati cinesi. 

Stando a quanto dichiarato dal leader coreano, la decisione è “irreversibile”. Inoltre, il testo della legge esclude la possibilità di qualsiasi negoziato riguardante la denuclearizzazione del paese. Paese che, ricordiamo, ha svolto sei test nucleari tra il 2006 e il 2017, oltre ad aver testato nel 2019 missili in grado di trasportare una testata fino alla costa ovest americana. Le pesantissime sanzioni inflitte sul paese asiatico non hanno fatto molto per arrestare il programma nucleare della repubblica democratica di Corea, la cui leadership vede le armi nucleari come una necessità per l’esistenza continuata dello stato.

 Nel grande schema delle cose, questa è un’altra sconfitta diplomatica di Joe Biden.

I clamorosi ma inconclusivi colloqui tra Kim Jong Un e Donald Trump, avvenuti quando quest’ultimo deteneva la presidenza degli Stati Uniti, avevano ottenuto poco se non una relativa “stabilizzazione” delle relazioni tra i due paesi. Non molto, ma se non altro la situazione restò relativamente tranquilla, in attesa della svolta che (si supponeva) il più pacato e ragionevole nonno Joe avrebbe portato.

Nel 2021, con la presidenza di Joe Biden, la politica statunitense nei confronti della “Corea del Nord” è stata rivista e adattata alle posizioni politiche del partito democratico. Il documento risultato da questa revisione parlava di una “completa denuclearizzazione della penisola coreana” come obbiettivo principale. Biden stesso dichiarò che questo obbiettivo sarebbe stato perseguito con un misto di “diplomazia” e “inflessibile deterrenza”. Kim Jong Un rispose che la sua nazione si sarebbe preparata “sia per il dialogo che per il confronto”.

Considerato il numero record di test missilistici negli ultimi tempi (da ambo le parti) e il fatto che la NATO ha recentemente condotto la più grande esercitazione militare vista in corea dai tempi della guerra fredda, possiamo concludere che l’”inflessibile deterrenza” di Biden abbia ottenuto poco se non un ulteriore deterioramento della situazione.

Una conclusione che non può certo lasciare tranquilli, considerando anche l’ingombrante presenza della Cina, irritata dalle ingerenze americane sulla questione della provincia ribelle di Taiwan, e la polarizzazione geopolitica portata dall’invasione russa dell’Ucraina.

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