Manco la soddisfazione di schiattare

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I premi delle casse malati stanno già mandando tutti in fibrillazione. Io non penso che tutta la politica sia collusa o non faccia nulla. Ci sono sicuramente una bella fetta di politici frustrati quanto noi perché in realtà, nonostante i proclami, non possono fare granché.

Tutti si indignano, ovvio, poi però le ricette cambiano e chi le ha, e prova. A proporle, se le vede poi bocciare in votazione popolare (vedi cassa malati unica). Perché quelle cose lì sanno troppo di collettivo, di comunista. E allora la Svizzera, che ha una solida e simpatica tradizione legata al capitale, vota contro quasi sempre a proposte che sanno troppo di soviet. 

Perché la Svizzera, nonostante un sistema iperdemocratico, è un paese dove è esaltato l’individualismo, dove il successo finanziario è quasi un dovere, dove i poveri si nascondono per la vergogna. In un sistema del genere, cercare di fare un discorso collettivo e globale, che vada a vantaggio di tutti è quasi impossibile. Perché tra i tutti non ci sei mai tu, che pensi di stare meglio degli altri. 

Il federalismo poi fa la sua parte: chi paga di più, chi paga di meno. E allora il divide et impera di latina memoria, fa il gioco delle casse malati. Perché mettere d’accordo cantoni, popolazione, politica, è a volte un’impresa improba. Ma anche dare tutta la colpa alle casse malati non è corretto. È il nostro sistema che è sbagliato. Un sistema che sembra equo alla base ma è in fondo profondamente iniquo. Perché l’avvocato di grido, paga la stessa quota dell’impiegato o dell’operaio, e parlo di chi sta “abbastanza” bene da non ricevere nessun sussidio di cassa malati, quello è riservato (per fortuna) ai meno abbienti.

E allora ogni anno, come per una triste ricorrenza, le percentuali d’aumento ballano la polka indemoniate come contadinelle a una festa campestre. Gli unici momenti in cui i premi non aumentano o lo fanno di pochissimo, è in concomitanza con votazioni che vorrebbero dare una mazzata alle casse malati, e allora, per miracolo, gli aumenti si bloccano, salvo poi raddoppiare l’anno seguente, a pericolo scampato.

I meccanismi sono chiari. E io, che non ho manutengoli politici e non devo farmi eleggere da nessuno lo dico fuori dai denti: gli Svizzeri sono proprio dei pirloni, perché si fanno turlupinare ogni volta, perché non riescono a coalizzarsi per trovare una soluzione, perché continuano a piangere come se le casse malati fossero lo sceriffo di Nottingham e loro il popolo minuto che subisce.

Che i prezzi della salute e del sociale aumentano continuamente è un dato di fatto. Vogliamo sicurezze, vogliamo cure per ogni malattia, vogliamo che lo stato si occupi di persone con handicap, problemi e disagi. Pagare non è tanto il problema, è “chi” paga.

E finché non romperemo il tabù del ricco intoccabile, che in Svizzera è come il vitello d’oro biblico, non usciremo da questa spirale. Le misure, se si volesse veramente, si possono attuare, ma se i partiti borghesi, tra le cui fila militano la quasi totalità dei manutengoli delle casse malati, continueranno a remare contro, il compito non sarà facile.

E noi ticinesi, in testa alla fila dei salassati, fratellini poveri della confederazione, eterni ricettacoli di lamenti, saremo ancora lì, con la rabbia e il livore che ci divorano dentro, e che ci manderanno alla tomba anzitempo, nonostante le iperboliche cure costosissime a cui avremo accesso. Che importa se dovremo vivere nell’indigenza quando i premi di cassa malati saranno il 40 o il 50% del nostro reddito, saremo poveri, disagiati, tristi, ma in salute, e non ci rimarrà nemmeno la soddisfazione di schiattare.

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