Pianura Padana, ritorno al passato

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Mentre in Europa si discute sulle deroghe accordate ai vari Paesi da Bruxelles in merito all’uso di pesticidi proibiti, c’è chi guarda al futuro prendendo esempio dal passato. È successo a poca distanza da noi, nella Pianura Padana dove, in provincia di Pavia, è nato un progetto di rinaturazione del territorio che in poco meno di trent’anni ha ricreato una foresta, tale e quale a quella di mille anni fa. Un angolo di paradiso ricco di biodiversità, nel bel mezzo di un deserto agricolo. Un esempio di area verde facilmente riproducibili e che potrebbe presto essere impiegato per rendere le nostre città davvero sostenibili. 

Mentre in Europa ancora si fatica a fare il lutto con quei pesticidi molto efficaci contro alcuni parassiti, ma letali anche per la biodiversità e assai nocivi per l’uomo, tanto che le deroghe al loro utilizzo si susseguono anno dopo anno in barba alle decisioni prese, a poca distanza da Giussago, nel Pavese, c’è chi ha cambiato radicalmente la propria prospettiva sulla faccenda. Fra i terreni sfruttati per la produzione intensiva di riso e di altri cereali è nata un’oasi verde in grado di farci viaggiare indietro nel tempo.

L’area in questione, di circa 500 ettari, in linea d’aria, si trova aa appena 18 chilometri da Piazza Duomo. Ricchissima di biodiversità, oltre che dalla rigogliosa vegetazione è caratterizzata dalla presenza di cavalli e uri allo stato brado, ma anche da martore, aironi e caprioli che hanno eletto quest’oasi a loro casa. Con molte specie autoctone, un tempo scomparse dai luoghi d’origine, che oggi sono invece ritornate a popolare un lembo di terra le cui condizioni di fertilità, di ricchezza di flora, e fauna sono paragonabili a quella di mille anni fa.

Una trasformazione ottenuta nel corso di poco più di vent’anni senza utilizzare alcun prodotto chimico, ma solo grazie a tecniche innovative e idee facilmente esportabili anche in contesti simili. Quello che si è cercato di fare con Simbiosi – il cui nome evoca già l’essenza del progetto – non è stato solo il tentativo di rigenerare un’area sfruttata e impoverita dal punto di vita agricolo, ma ha visto anche la nascita di una realtà produttiva che va oltre i 500 ettari in questione, estendendosi per circa 1’700 ettari con produzioni cerealicole che non hanno nessun bisogno di pesticidi e fertilizzanti.

In proposito, Vincenzo Della Monica, marketing manager di Simbiosi ha le idee in chiaro su quale sia la vera questione a monte di tutto: “Il deserto agricolo è una trasposizione dell’individualismo umano, dove il territorio periurbano è solo una commodity, un luogo funzionale all’uomo e basta. E invece qui c’è l’agricoltura neorurale, dove esiste sinergia tra natura e uomo. Se tutti coltivassimo secondo metodi rigenerativi, metà degli obiettivi della Cop26 sarebbero raggiunti e non dovremmo fare null’altro: ci basterebbe coltivare come la natura insegna”. In pratica si tratta di una serie di soluzioni che abbracciano l’economia circolare e la green economy, oggi, visti i tempi che corrono, più necessarie che mai.

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