Prendono di mira me…

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“…Prendono di mira me come persona, e questo è inaccettabile” dichiarava qualche giorno fa Greta Gysin, Consigliera nazionale dei Verdi che rappresenta il Ticino a Berna.

Dopo la trasmissione “Democrazia diretta”, la Gysin sarebbe stata fatta bersaglio degli haters in rete. Ma i coyote da tastiera, chiamarli leoni è troppo onore, non se la prendono con le sue idee politiche, sarebbe troppo complicato, allora lo fanno con la sua persona e non fatichiamo a immaginare la panoplia di scelleratezze che possono rigurgitare certi personaggi.

Gysin non è arrabbiata. È una donna e una politica troppo scafata per rovinarsi la vita con certe fesserie. Rimane l’amarezza? Certo. Soprattutto nel vedere come certi schemi, certi copioni, sono sempre identici a sé stessi.

Racconta Greta: “Ogni mia apparizione pubblica è accompagnata da commenti aggressivi. E a questo sono ormai abituata. Stavolta per intensità e quantità si è però superato il mio limite di sopportazione. C’è chi ha scritto che sono una merda, che ho sempre fatto schifo, che non ho mai tenuto in mano un rastrello. Che è facile parlare con la pancia piena o dal piedistallo. Ma cosa ne sanno queste persone di come vivo, delle fatiche e preoccupazioni che come chiunque altro pure io affronto?”

Gysin, giustamente, decide di non più lasciar correre e di partire con le denunce. Stessa cosa aveva recentemente fatto Linda Cerruti, nuotatrice artistica italiana, che in seguito a una similare tempesta di commenti offensivi aveva deciso di delegare alla polizia postale il compito di fare giustizia (leggi qui sotto)

Ma che c’entra una sportiva di nuoto sincronizzato italiana con un Consigliera Nazionale svizzera? C’entra. Sono entrambe donne, entrambe carine e giovani, entrambe eccellono nel loro ambito. 

Relegare tutto al maschilismo è forse esagerato, è pur vero però che situazioni similari con al centro figure maschili non ce ne sono, o se ci sono sono sporadiche puntate legate a un ben preciso atteggiamento.

In una società patriarcale, coloro che vedono minacciato il proprio “territorio”, reagiscono con l’unico modo che conoscono, e cioè usare i metodi che da secoli e millenni usiamo per far tacere la donna. Una semplice prepotenza sessista il cui scopo è annichilire e intimidire (in stile mafioso) la malcapitata che ne diventa il bersaglio.

Ma i tempi delle timide fanciulle che arrossiscono per un complimento sono passati. Oggi le donne, soprattutto alcune, non sono più disposte a giocare a questo pernicioso e ricorrente gioco che le vede sempre ed immancabilmente nel ruolo delle perdenti. Oggi le Gysin e le Cerruti non si incazzano neanche più di tanto e lasciano fare alla giustizia il lavoro che le compete. Per esperienza, chi insulta suo social, appena è confrontato con la giustizia o con un’azione penale, si scioglie immediatamente come una viennetta lasciata al sole.

Per cui non stupiamoci, aspettiamoci altri commenti antipatici e sessisti, e continuiamo a denunciare. Sono gocce nel mare, ma come diceva Madre Teresa di Calcutta (che qui sembra c’entrare poco): 

“Più ci saranno gocce d’acqua pulita, più risplenderà il mondo.” 

Un mondo difficile da modificare, che segue spesso percorsi tortuosi e difficili, ma che sta effettivamente cambiando. Come dice lo storico Alessandro Barbero, la nostra società in questi anni, sta facendo un esperimento forse unico nella storia dell’umanità: cercare davvero di dare alla donna la parità. 

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