Saper dir di ‘no’ mi ha salvato la vita

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Riceviamo e pubblichiamo un contributo inviatoci da una nostra lettrice

Saper dir di ‘no’ mi ha – letteralmente – salvato la vita, nonché l’autostima, in un mondo che si impegna a sovraccaricarti di stimoli e poco si cura del fatto che tu riesca oppure no a digerirli tutti. Per troppo tempo mi sono lasciata ‘vivere’ senza rendermi conto che in realtà della mia esistenza non ero né protagonista né partecipe. Al massimo invisibile comparsa. Troppo attenta ad osservare ciò che facevano e pensavano gli altri di me e mai coscienziosa del vero mio valore. Mi sono persa in una valanga di ‘sì’ detti quasi sempre per mascherare i miei desideri, pensieri, propositi.

Me ne sono resa conto per la prima volta mentre ero seduta sulla poltroncina del mio psicologo, durante il nostro terzo o quarto incontro. Il sofà era comodo, la stanza era molto confortevole eppure c’era qualcosa – qua, in mezzo al petto – che mi faceva stare inquieta, inadatta, fuori contesto. Il mio terapeuta mi chiese: “Stai bene oggi?” e io, esitando un poco, gli risposi di ‘no’.

Un ‘no’ che per molti, leggendo le poche righe di una forse mezza matta, sembrerà scontato, banale, magari pure patetico ma per me, pronunciare quella semplice proposizione negativa era l’equivalente di scalare una montagna. Ho sempre avuto paura di non accettare ciò che mi chiedevano gli altri, qualunque cosa fosse: un favore, la richiesta d’aiuto, una proposta, un trattamento riservatomi. Lo facevo perché temevo di deludere il mio interlocutore ipotetico; dalla persona a cui più tenevo fino allo sconosciuto incontrato cinque minuti prima. Il giudizio degli altri mi terrorizzava e veniva prima di tutto, anche della mia persona e del mio stato d’animo.

Così, accettai senza fiatare di seguire le orme che i miei genitori, in un certo senso, mi avevano imposto. Ma a differenza di altri ragazzi e ragazze a cui era toccato lo stesso ‘destino’, il mio fu fallimentare fin da subito. Non ero portata per quella materia o forse non lo ero del tutto per lo studio. Lo sapevo benissimo, ma nonostante questo continuai lo stesso e accettai, a testa bassa e bocca chiusa, i rimproveri della mia famiglia.

Anche nei rapporti personali il mio comportamento era lo stesso. Ho avuto diverse relazioni nate dal semplice fatto che non sono stata in grado di rifiutare l’interesse dei ragazzi che ci provavano con me. Non mi piacevano. Gli volevo bene, certo, ma non li amavo. Però non osavo dirgli di no perché la sola idea di essere la causa del loro cuore spezzato mi faceva sentire in colpa. Per non parlare poi delle amicizie. Sono tanti, troppi, i rospi che ho trattenuto in gola nella speranza che, se fossi stata zitta, le persone a cui tenevo sarebbero state legate a me per sempre. E sul posto di lavoro? Pure peggio. Per scherzare i miei colleghi mi chiamano ‘yes woman’, sempre a dir sì, anche nelle richieste più folli, controproducenti, scorrette.

Mi auto-svalutavo, o forse sarebbe meglio dire che mi auto-sabotavo. In tutto. A 360°.

Temevo che le mie scelte avrebbero compromesso gli altri. Che avrebbero causato sofferenze, dispiaceri, l’allontanamento stesso delle persone a me care. Avevo paura di essere incompresa, colpevolizza, giudicata in modo negativo. E poi mi spaventava anche il mettermi in gioco, espormi, mostrarmi.

Per anni sono andata avanti così. Fino a quando la mia salute, sia fisica che mentale, ha cominciato a risentirne. Mi sono lasciata fagocitare dalle mie stesse emozioni e preoccupazioni, arrivando a vergognarmi di me stessa. Ad avere paura della mia stessa ombra. A sentirmi in colpa pure nel respirare. A cercare il perdono negli occhi degli altri anche quando non avevo fatto assolutamente nulla.

Ed è stato proprio nel momento in cui ho compreso di aver toccato il fondo che ho compreso davvero l’importanza di affermare se stessi. Mettere in luce finalmente i miei bisogni e far capire all’altro che anche io esisto, che ho determinate esigenze e che sono da considerare e rispettare. E questo è iniziato proprio dal momento che ho saputo dir di ‘no’.

Ho cominciato così il mio percorso di autodeterminazione, riprendendomi i miei spazi e i miei tempi sul palco della vita. Questo, certo, non è piaciuto a tutti, soprattutto a chi era stato abituato da me a ricevere sempre ‘sì’ come risposta. Ma alla fine, ho imparato anche a fregarmene.

Oggi il mondo si impegna ancora a sovraccaricami di stimoli e poco si cura del fatto che io riesca oppure no a digerirli tutti. Ma ho imparato a mettere dei paletti, a raccogliere solo ciò che mi è necessario e a lasciar andare tutto il resto, senza pentimenti. Saper dir di ‘no’ mi ha letteralmente salvato la vita.

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