Scende in campo la corazzata Potemkin?

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Dimenticatevi Fantozzi e ricordiamo cos’era davvero la Corazzata Potemkin, così chiamata per onorare l’omonimo principe, creatore della flotta sul mar Nero ai tempi di Caterina la grande. La nave era l’orgoglio della marina zarista, unica nel suo genere era una postazione di artiglieria viaggiante, in grado di mettere in crisi una città come Odessa, cosa che avvenne durante il celebre ammutinamento.

Niente e nessuno poteva resistere, a quei tempi, alla corazzata. Per le prossime elezioni al Consiglio di Stato è quasi certa la discesa in lizza della corazzata. Marina Carobbio, che nel nome evoca quelle avventure nautiche di un secolo fa che portarono alla rivoluzione russa, si candiderà probabilmente per il posto di Consigliere di Stato. D’altronde quello le manca per avere in mano la scala reale. 

In questa ridda di dichiarazioni, bisogna fare un po’ d’ordine. Greta Gysin, che era data per probabile candidata nella rosa rossoverde per il CdS, è stata eletta da poco a Berna ed è ancora giovane. Le sue possibilità di fare qualche altra legislatura nella capitale sono abbastanza alte. D’altro canto, con la discesa in campo della corazzata Marina, anche un dignitoso incrociatore agguerrito e ben strutturato come la Gysin, rischia di schiantarsi. Per i rossoverdi, avere due seggi è un’ipotesi abbastanza remota e se c’è una certezza, che purtroppo (per gli altri) scopa via tutti gli avversari, è l’elezione della donna più popolare tra i socialisti. L’abbandono annunciato di Bertoli, non fa che consolidare questa ipotesi.

Non solo, Marina negli anni ha saputo farsi apprezzare anche tra i colleghi a Berna (a differenza di Lorenzo Quadri che risulta una scartina in confronto alla Carobbio). Scrivevamo infatti in seguito alle statistiche sui parlamentari del 2019:

“Quadri riesce comunque a essere ultimo anche nelle classifiche ambientali. Nel 2017 era il peggior deputato per quanto riguarda la sensibilità ambientale (prima Marina Carobbio). Finita qui? Ahahaha! Ingenui. Quadri, sempre nel 2017 e secondo una statistica dell’ACSI, risultava anche il peggior nemico dei consumatori ticinesi e svizzeri (prima Marina Carobbio, il che comincia a stufare)…”

Per cui, con l’acume politico che la contraddistingue, la Greta più amata dai ticinesi, ha deciso saggiamente di virare tutto a babordo e attendere tempi migliori per tentare l’abbordaggio al Consiglio di Stato. Anche per altri candidati socialisti, entrare in lista accanto a Marina Carobbio è un puro esercizio di stile come un balletto del teatro Bolshoi, una bella coreografia che a sipario chiuso lascia solo gli applausi e qualche cartaccia per terra tra le poltroncine di velluto. 

In più, Marina è conscia che la sua rielezione agli stati, avvenuta ricordiamo con un colpo di reni non indifferente e una differenza di una cinquantina di schede, è assai improbabile. Meglio uscire con eleganza quando può farlo lei, pigliarsi briscola e settebello e assurgere al posto che fu di Manuele Bertoli, che ormai ha già dato ed è anche un po’ stufino di prendere padellate in faccia dagli altri quattro.

Detto questo è una cosa buona se Marina Carobbio diventa Consigliera di Stato? Certo, ha un sacco di esperienza, è competente, ha seri e proficui agganci a Berna, maturati nel decennio abbondante in cui ha occupato il suo seggio al Nazionale ed ora agli Stati. Insomma, se fosse un posto di lavoro, potremmo quasi dire che è troppo qualificata. Il Ticino avrà solo da guadagnare da una Consigliera della sua levatura, e di questo glie ne rendono atto pure i nemici. Per cui, se tanto mi da tanto, le jeux sont faits e buonanotte suonatori. Marina, come la celebre corazzata Potemkin, vedrà scivolare nella notte tutti i natanti che oseranno anche solo incrociare la sua strada, garantendo per un altro quadriennio un seggio ai socialisti. E un domani chissà, forse Greta avrà l’opportunità che oggettivamente si merita. 

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