Tra pallone e guerra

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La città di Donetsk, assieme a Luhansk epicentro dell’attuale conflitto in Ucraina, ha una squadra di calcio. Una squadra che esiste da ben prima che l’Ucraina ottenesse l’indipendenza, con una storia lunga e gloriosa. Una squadra che, da otto anni a questa parte, è costretta a giocare lontana da casa. 

Questa è la storia dello Shaktar di Donetsk, del suo ruolo politico e culturale nella guerra di oggi e della sua tanto agguerrita quanto simbolica rivalità con la Dynamo di Kiev.

Siamo negli anni 30 in quella che ormai già da diversi anni si chiama Unione Sovietica. Lo sport agonistico non era tra le immediate priorità durante la guerra civile, ma il paese adesso è in pace. Si può tornare a organizzare feste, spettacoli e anche eventi sportivi. È proprio qui che nasce il calcio sovietico, con l’ “associazione sportiva volontaria”. A questo primitivo campionato partecipano diverse squadre da Karaganda (Kazakistan) a Soligorsk (Bielorussia); si tratta più di un accordo tra squadre che non di un vero campionato.

Nel 1936, sulla scena si presenta una nuova squadra. Proviene dalla regione già allora conosciuta come “Donbass”, e i suoi giocatori sono lavoratori di miniera impiegati nei dintorni dell’operosa città di Donetsk. Per i primi dieci anni della sua storia, questa squadra sarà conosciuta come “Stakhanovets”, ovvero “partecipanti del movimento stacanovista”. D’altra parte, il minatore Aleksej Grigór’evič Stachánov

dal cui nome deriva il termine “stacanovista” era proprio della zona. 

La squadra, che ancora oggi porta due martelli incrociati sul suo stemma, inizialmente non ottiene risultati eclatanti, poi giunge la guerra e molti giocatori finiranno al fronte. Della squadra originale solo tre vivranno abbastanza a lungo da ricevere notizia della bandiera rossa sul Reichstag. 

Dopo la guerra, nel 1946, il sindacato locale dei minatori cambia nome in “Shakytor”, e la squadra dei minatori li segue a ruota: nasce lo Shaktar che conosciamo oggi. 

Una decina di anni dopo inizia la prima era d’oro dello Shaktar. Nel 1958 è il club con meno cartellini gialli e rossi nel campionato sovietico, risultato che vale alla squadra il premio Fair Play assegnato dal giornale “Sovetsky Sport”. I giocatori dello Shaktar, ancora conosciuti affettuosamente come “stacanovisti”, si affermano negli alti livelli del campionato: ronzano stabilmente nelle aree alte della classifica e in un paio di occasioni riescono anche a vincere la supercoppa sovietica. 

Con il collasso sovietico e l’indipendenza dell’Ucraina, lo Shaktar si trova a giocare nel campionato ucraino. Subito si infiamma la rivalità con la dynamo di Kiev. Il club della capitale è più grande, ricco e potente, ma lo Shaktar incalza, prendendosi con la forza il ruolo di eterno secondo. Questa rincorsa va avanti fino al 2002, dove sotto la guida dell’italiano Nevio Scala la squadra di Donetsk riesce finalmente a scalzare gli arcirivali. Si è ancora lontani dal parlare di guerra, ma la lotta tra le due squadre ha già un retrogusto amaro. La Dynamo è la squadra della capitale, rappresenta la vita urbana e la maggioranza di lingua ucraina, mentre lo Shaktar è la squadra delle zone rurali lontane dalla capitale, abitate soprattutto da persone di lingua russa.

Nel 2014 lo Shaktar è all’apice della sua forza. Fa molto bene nelle competizioni europee e vince la supercoppa dei campioni contro i campioni russi dello Zenit di San Pietroburgo. Ma non durerà; nel Donbass divampano le ostilità, si combatte anche dentro e intorno allo stadio e la squadra è costretta a fuggire per poter continuare a giocare. 

Ma non tutti scappano, alcuni tra cui il difensore Viktor Zvyahintsev, il portiere Yuri Dehteryov e il capitano della nazionale ucraina Igor Petrov scelgono di rimanere nell’autoproclamata repubblica popolare di Donetsk. La squadra, trasferitasi nell’arena di Lviv, rifiuta di indossare le magliette con scritto “Gloria all’esercito ucraino” indossate dalle altre squadre del campionato, in un atto di protesta contro il conflitto che anni dopo risulterà nell’invasione russa.

E adesso? La squadra un futuro incerto. Ha perso diversi giocatori: molti stranieri sono stati richiamati in patria per ragioni di sicurezza, e per la dirigenza dello Shaktar sarà difficile arrivare ad avere una rosa completa in tempo utile. Solo una cosa è certa, secondo il difensore Mykola Matviyenko: “Quello che so è che non giocheremo più contro squadre russe”.

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