Un bello schifo di calcio giovanile

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Che il calcio si presti a situazioni pietose e vergognose è ormai assodato. Giri di milioni, tifoserie di ultras più agguerrite di tribù celtiche, hanno reso questo sport una fogna a cielo aperto dove razzismo, violenza e corruzione sguazzano come pesci nel fango. Per fortuna c’è il calcio giovanile, direte voi…

È di questo fine settimana, la notizia della sospensione da parte di un arbitro della partita tra gli allievi C del Locarno e del Biasca. Atteggiamenti antisportivi e aggressivi, insulti razzisti, il tutto farcito dalla solita pletora di genitori imbecilli che non sanno distinguere una finale dei mondiali da una partitella di ragazzini.

Leggiamo da La Regione Ticino:

“Doveva essere una normale partita di calcio tra adolescenti, invece è scoppiato un putiferio tanto assurdo quanto sgradevole. Ma il clima dentro e fuori dal campo si era scaldato sin dai primi minuti. Una partita – per la cronaca, il Biasca controllava senza sussulti: in vantaggio 5-1 – durante la quale i giocatori ospiti si sono scagliati contro l’arbitro, ‘reo’ di aver assegnato due rigori al Locarno, penalty entrambi non andati a segno da parte dei padroni di casa. Nel frattempo, fuori dal campo, il mugugno dei genitori offriva uno spettacolo penoso: il bersaglio delle critiche è stato sin

dall’inizio il direttore di gara. Un atteggiamento, quello degli adulti, che presumibilmente ha condizionato quello dei ragazzini

Sta di fatto che alle discussioni che giungevano da bordo campo si sono aggiunte diverse azioni sopra le righe da parte dei giocatori del Biasca: una rimessa con le mani buttata intenzionalmente in testa a un rivale e, poco dopo, un brutto fallaccio, da dietro, contro un avversario che cercava di prendere palla vicino alla linea laterale. (…)”

I ragazzi non sono mai colpevoli. Seppur irritanti, aggressivi e antisportivi, hanno solo respirato un’aria, in casa e negli stadi, che li ha portati ad essere quelli che sono: piccoli bulli da campo senza rispetto ne etica. Perché piaccia o no, questo è quello che sono. Poi crescendo e sfuggendo magari a certe nefaste influenze potranno cambiare e fare il loro percorso. 

Il j’accuse, va espresso nei confronti di genitori che, troppo spesso e a livello di calcio giovanile, dove manco vinci un sacchetto di mandarini, si comportano da scellerati e ignoranti, instillando così nei figli una visione degradata della vita e dello sport.

Ma l’accusa più grande va all’allenatore. Quando i miei figli giocavano a calcio, l’allenatore non permetteva nessun atto violento, chiedeva correttezza e soprattutto relativizzava le vittorie o le sconfitte, da cui non dipende la vita dell’occidente cristiano. Se non ti comporti correttamente non giochi. E se tu allenatore, non sei capace di controllare dei giocatori di 13 anni, cambia mestiere o paese, perché evidentemente non solo non sai fare ciò che dovresti, ma tolleri anche certe porcherie. 

E non si venga a dire che sono i genitori ad aizzare i ragazzi, se anche fosse, bisogna avere il coraggio a prescindere di sospendere o di non fare giocare chi a 13 anni non sa seguire le regole dello sport. Non l’ha detto il dottore che devi giocare a calcio, se non sai comportarti in gruppo ci sono un sacco di sport individuali.

Stendiamo poi un velo pietoso sugli insulti razzisti, che da fessi che siamo pensavamo relegati ai grandi stadi. Sentire cose del genere in campetti di periferia di serie C fa male. Ma soprattutto da da pensare che nel calcio “vero”, certi comportamenti – come buttare volutamente la palla addosso a un altro giocatore – sono pesantemente sanzionati con sospensioni di mesi.

Lo ribadisco, un allenatore è come un maestro: puoi avere una classe difficile, faticosa e impossibile da gestire, ma se un docente non ha scelta, un allenatore ha i mezzi per decidere chi gioca e chi no e chi va espulso per il bene del collettivo. Se non ha la capacità o il coraggio di farlo, vada a insegnare tennis.

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