Una lezione di Patagonia

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Molti conoscono il brand Patagonia, soprattutto coloro che amano la vita all’aperto e l’escursionismo. Ora il brand ha deciso di devolvere tutti i suoi profitti per l’ambiente.

Patagonia è un’azienda valutata 3 miliardi di dollari. Ha circa 1000 dipendenti e fattura annualmente più di 200 milioni di dollari. I suoi capi d’abbigliamento per esterni sono conosciuti per la loro qualità e resistenza.

Dal 2017, Patagonia si è impegnata in progetti di riciclaggio riguardanti i propri capi e precedentemente devolveva l’1% delle sue vendite totali a gruppi ambientalisti. In un ulteriore slancio, elargiva tutte le vendite del black friday sempre a gruppi ambientali: parliamo di almeno 10 milioni di dollari all’anno.

Nel dicembre 2011 Patagonia è diventata una Certified B Corporation, il che l’ha resa una società a scopo di lucro che soddisfa “rigorosi standard di prestazioni sociali e ambientali, responsabilità e trasparenza”.

Patagonia è inoltre impegnata in veri e propri atti politici, come boicottaggi o critiche precise alle politiche dell’ex presidente Trump, il leader statunitense meno ecologista degli ultimi due secoli.

E per marcare ancora di più il territorio, ha devoluto ulteriori 10 milioni di dollari (dovuti alle politiche di sgravi fiscali sempre di Trump) a protezione del pianeta per contrastare la crisi climatica.

Evidentemente ciò non bastava, a riprova che il mondo è strano e che ogni persona persegue disegni suoi e a volte ai più incomprensibili. Yvon Chouinard, alpinista 83enne e proprietario del Brand, ha deciso di cedere la società a un fondo ad hoc e a un’organizzazione no-profit.

In questo modo, tutti i profitti della nota marca di abbigliamento outdoor, saranno utilizzati per finanziare progetti in paesi poco sviluppati. Protezione dei terreni e lotta al cambiamento climatico sono le direttive che guideranno chi riceve questo munifico dono.

D’altra parte Chouinard, da decenni persegue, con caparbietà e sprezzo delle regole capitalistiche, progetti e azioni volte a “migliorare” il mondo e le condizioni delle persone meno abbienti. Amante della natura e della montagna, Chouinard, ora anziano, decide che la sua ditta è un lascito più che doveroso per il suo pianeta e per le persone meno fortunate che lo abitano. Leggiamo da “Repubblica”:

“ (…)Patagonia continuerà ad operare come società privata a scopo di profitto, con base a Ventura, in California, vendendo oltre 1 miliardo tra giacche, cappelli e pantaloni da scii ogni anno. Ma i Chouinard, che hanno controllato Patagonia sino ad agosto, non saranno più proprietari dell’azienda. La famiglia ha trasferito irrevocabilmente le azioni con diritto di voto, pari al 2% del totale, in una nuova entità denominata Patagonia Purpose Trust. Il fondo, che sarà supervisionato da membri della famiglia e da loro stretti consiglieri, mira a garantire che Patagonia tenga fede al suo impegno di gestire l’attività in modo socialmente responsabile e ceda i profitti.

A causa di questa donazione, i Chouinard pagheranno 17,5 milioni di tasse. La famiglia ha inoltre donato il restante 98% delle azioni comuni a una nuova no-profit chiamata Holdfast Collective, che riceverà tutti i profitti della compagnia e li userà per contrastare il climate change. Un’operazione, quest’ultima, che non comporta alcun beneficio fiscale.”

Si può decidere di lasciare la propria ricchezza per un progetto etico? Ci si può salvare l’anima, come facevano in passato i ricchi commercianti o nobili donando tutto alla chiesa? Non lo so. So che è difficile uscire dalla spirale del profitto e dell’avidità. 

Chouinard e la sua famiglia ci sono riusciti e meritano rispetto per una decisione che la maggior parte di noi non avrebbe mai preso.

Capire che tutto è collegato, ambiente e società, che siamo un grande collettivo vivente, che ci dobbiamo rispetto reciproco e che dobbiamo amare il nostro ambiente è un passo lungo che stiamo (forse) finalmente compiendo.

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