Andrea Pomella racconta il caso Moro

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Quando la letteratura si occupa di storia. Il rapimento di Aldo Moro come non l’abbiamo mai letto, né visto, né saputo. Ora con Andrea Pomella…. 

Sono le 9.02 del 16 marzo 1978 e tutti noi ricordiamo con esattezza dove eravamo e cosa stavamo facendo. Un po’ come le 16,37 del 12 dicembre 1969 (Piazza Fontana) le 10,25 del 2 agosto 1980 (strage di Bologna), «più o meno alle tre» (questo è il titolo di un gran bel romanzo di Andrej Longo dedicato alle torri gemelle) del 2001 e infine… dai, anche un sorriso, le 19,00 del 12 luglio 1982 (Italia-Brasile 3 a 2). Sono «momenti storici», situazioni dove il corso della Storia cambia e lo si sente e vive «in diretta». Punti di non ritorno, dove il dopo non sarà più come prima.

Sul rapimento Moro, a parte un paio di parodie filosofiche di Leonardo Sciascia (sempre sia santificato) la narrativa non ha mai «detto» nulla. Un silenzio durato 44 anni. In queste settimane è però arrivato il (bel) romanzo scritto da Andrea Pomella: «Il dio disarmato» (ed. Einaudi). Una ricostruzione meticolosa, fondata su ricerche infinite (video, interviste, articoli di giornali, pubblicazioni, scambi di corrispondenza … un’occhiata all’importante bibliografia rende l’idea), che senza rivelare nulla di nuovo offre una visuale diversa e interessante, con collegamenti mai fatti e visioni inedite. Come la letteratura, quella vera, insegna.

Ci spieghiamo. Pomella ad esempio, getta nuova luce sul vero tormento che angustiava e lasciava senza sonno Aldo Moro in quel periodo, quando sei mesi prima in una visita negli States fu redarguito da Kissinger: «Lei deve smettere di perseguire il suo piano politico per portare tutte le forze del suo Paese a collaborare direttamente. O smette di fare questa cosa o la pagherà cara.». Uno scontro sconvolgente per il leader democristiano che interruppe la visita e tornò a casa subito (allora si parlò di malore), poi andò in depressione per 6 mesi. «Lascio la politica e torno ad insegnare a tempo pieno», confidò alla moglie. Poi fu in pratica costretto a riprendere la sua attività, quando de facto gli si impose la presidenza della Democrazia Cristiana. Altro lampo: il libro che stava leggendo la notte precedente il fatidico «incontro» con le Brigate Rosse, aspettando il rientro del figlio (tutti i genitori restano in attesa …): «Il Dio crocifisso» di Jürgen Molmann. Un libro di teologia assai complicato, a lui utile perché «la lettura non è mai fine a se stessa, non colma momenti di vuoto. Cerca nelle parole altrui le sue visioni, ma ama trovarne anche di nuove». Inutile qui aggiungere ipotesi sulle possibili letture dei politici di oggi… . 

Ecco, nel «Dio disarmato» Pomella opera con questi strumenti, parte da un dettaglio magari ritenuto insignificante e lo riporta al quadro completo, modificandolo. Riuscendo comunque a tenersi al riparo dalla (facile) santificazione del politico italiano. Pomella, nel suo voler rendere collettivi questi momenti, trasforma la scrittura in nuovo medium, strumento necessario alla narrazione di questo tipo. Va di persona all’ incrocio di via Fani («tutto qui ? ma è piccolissimo») e riporta una concezione diversa da quella teletrasmessa. Ancora, si fa ricercatore su particolari poco noti, che forse c’entrano o forse no. Come la storia di quel Mario Fani che ha dato nome alla via: era un attivista cattolico nato nel 1845 e morto a 24 anni dopo una polmonite dovuta ad un tuffo in acqua gelata per salvare un bagnante in pericolo, lui che sapeva nuotare sì e no. In un altro capitolo racconta la vita di una sua guardia del corpo abbattuta in Via Fani: nella biografia di questo poliziotto vi è anche «una grazia» all’ultimo minuto, quando un bel po’ di anni prima stava per essere fucilato dai partigiani perché ritenuto fascista.

Pomella scrive come se calzasse guanti al cachemire: ottima sintassi, ritmo adeguato e lessico mai banale. Mantenendosi fuori dagli schemi lo scrittore romano propone una storia composta da tante altre piccole storie, per un quadro finale che merita di essere conosciuto. Perché permette di avere una visione nuova e alternativa di quei tragici giorni. Sembra teatro e invece … la recente storia d’Italia è passata da lì.   

«Il dio disarmato», 2022, ANDREA POMELLA, ed. Einaudi, 2022, pag. 240, Euro 19.50.

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