Bella Ciao è iraniana

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Ormai è di tutti. Lo storico inno della Resistenza italiana è diventato celebre in tutto il mondo. È un canto globale. Di speranza e di protesta. Solo in italiano, le versioni, non si contano. C’è quella delle mondine, certo, ma anche una versione cantata da Tom Waits e poi quella de “La casa di carta”, che ha contribuito a rilanciarla. C’è chi l’ha cantata e chi la canta ora. Adesso. Ora. Perché Bella Ciao è diventata anche la canzone delle proteste di piazza per la morte di Mahsa Amini, la ventiduenne uccisa dalla polizia iraniana per non aver indossato nella maniera corretta il velo. In Iran la sua morte ha incendiato la protesta.

Per le vie di Teheran riecheggia una versione in lingua persiana di Bella Ciao. È diventata il canto della protesta di piazza. Il simbolo delle manifestazioni che da giorni chiedono giustizia per la morte di Mahsa, morta mentre si trovava sotto la custodia della polizia morale iraniana, arrestata per non aver portato correttamente l’hijab. Quando è stata fermata, la ragazza, era in viaggio con i suoi genitori, stavano andando a far visita ad alcuni parenti che vivono nella capitale. 

L’unica colpa di Mahsa è stata quella di aver mostrato i propri capelli. È la ragione per cui è stata picchiata a morte dalla polizia. Una follia che ha fatto riversare per le strade centinaia di migliaia di persone in tutto il Paese. Le manifestazioni si sono, poco alla volta, allargate nella maggior parte dell’Iran e in tutte le principali città. Folle di uomini e donne stanche di un regime oppressivo e liberticida hanno gridato la loro rabbia. 

Stando alle cifre del governo iraniano, sono almeno una cinquantina le persone morte negli scontri e, tra loro, si conterebbero pure numerosi agenti di polizia. Ma secondo altre fonti sarebbero almeno 185 le persone uccise tra cui 19 bambini. Difficile dire dove stia la verità e dove la propaganda. Di sicuro c’è che il regime al potere ha opposto alla protesta una repressione durissima. In alcuni casi la polizia ha sparato contro i manifestanti ma anche verso le finestre delle case, lanciando lacrimogeni negli appartamenti. 

I manifestanti non si sono però lasciati intimorire. Non si sono scoraggiati di fronte a questa spietata repressione. E a unire e rincuorare la protesta, a darle speranza ci ha pensato un canto, quel canto che già in passato, in più di un’occasione ha alimentato i cuori di chi stava dalla giusta parte della storia. Bella Ciao, con i suoi versi di dolore ma allo stesso tempo di speranza, ha dato un senso alle aspirazioni liberali del popolo iraniano che ha deciso di manifestare e ribellarsi alla barbarie. 

Così, per una Laura Pausini che si rifiuta di cantarla perché “è una canzone molto politica e io non voglio cantare canzoni politiche”, ci sono migliaia di donne di uomini che in Iran e in più di centocinquanta città del mondo ne hanno fatto il proprio talismano. Un modo per sentirsi uniti e dimostrare, nel corso delle manifestazioni antigovernative, di avere un’unica voce che s’oppone alle regole liberticide imposte dal regime e alla polizia religiosa.

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