Cassa malati, un lutto da elaborare

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Le casse malati sono come i lutti. Ti raccontano che ci saranno gli aumenti, ma realizzi soltanto quando ti arriva effettivamente la mazzata via mail o posta. Perché parlare di percentuali è aleatorio, alla fine non ci credi davvero.

E come quando viene a mancare qualcuno e ci metti qualche giorno a elaborare la scomparsa, anche per i “premi”, la consapevolezza arriva a un certo punto come un macigno.

Io ho tre figli agli studi e uno ha appena compiuto 25 anni, il che lo porta in una categoria superiore. Per fortuna che l’altro figlio sta facendo il servizio civile e l’esercito si offre gentilmente di pagargli il premio per il periodo di servizio. 

A conti fatti, e nonostante il risparmio su un membro della nostra famiglia, ci ritroviamo ad avere un aumento di praticamente 300 franchi al mese, il che significa 3600 franchi l’anno.

Ecco, non per lamentarsi a vanvera, ma quando i premi di cassa malati superano il costo dell’affitto o dell’ipoteca, qualcosa davvero non funziona. E un aumento del 10% annuo, o giù di lì, è veramente una mazzata, soprattutto per quelli che sono già con l’acqua alla gola. Al cantone toccherà aumentare i diritti ai sussidi, sempre nel limite del possibile, dopo una votazione in un cui i ticinesi stessi hanno deciso che ci deve essere un limite alle spese dello stato, fino a che non si raggiungerà un pareggio.

Sarò poco simpatico, ma l’unica consolazione oggi, è vedere brontolare e mettersi le mani nei capelli coloro che hanno votato per tagliarsi gli ammennicoli da soli. Non riceverete un sussidio cassa malati? L’avete voluto voi. 

Noi intanto, e non scherzo, cominciamo a spegnere tutte le luci, a paventare inverni con solo la stufa a legna e abbiamo anche dato fondo al porcellino delle cene, quello dove metti la monetina e quando ne hai abbastanza vai a fari un a bella seratina fuori. Niente cene, quei patetici risparmi vanno a coprire in parte l’aumento del premio.

Vacanze? Le abbiamo fatte l’estate scorsa, per cui non moriremo se l’anno prossimo rimaniamo nel nostro “bell tesin”. Che poi noi siamo fortunati, abbiamo ereditato dal babbo la casa a monte, che chiede tanti sacrifici ma è in un posto bellissimo, dove ci si rilassa e si riscoprono i veri valori della vita.

Insomma, sto cercando di mettervela giù positiva, anche se i chiari di luna che stanno per arrivare sono roba da licantropi all’ultimo stadio, che quando ti arriva l’ennesima fattura da pagare ti crescono i peli e le zanne e cominci a fare a brandelli tutti quelli che ti circondano. Io cerco sempre di ricordare che i nostri nonni e bisnonni stavano peggio, il che a molti non è di nessuna consolazione ovviamente.

Eppure ricordate sempre, e questa non è una sciocchezza, che ogni crisi nasconde delle opportunità, quelle di ristabilire una scala di valori, di conoscere meglio sé stessi e gli altri, quella di ritrovare antichi gesti e pensieri. 

E ora potete mandarmi tranquillamente affambrodo, sventolandomi davanti l’ennesima cedola impietosa, che fa strame di tanti bei propositi.

E se organizzassimo dei gruppi di autoaiuto? Tipo: “Ciao, mi chiamo Gianni, e il mio premio è passato da 240 a 360 franchi al mese…” 

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