Dialogo sui mondiali e… Shaqiri

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Ci siamo, ancora 3 settimane e… 

… il mondiale più discutibile della storia del calcio prenderà il via. In questi giorni ne abbiamo lette giustamente tante: le morti sui cantieri, il clima torrido, l’assurdità di certi prezzi, la democrazia che non c’è in Qatar, e …  . Però  domenica 20 novembre, alle 17.00, tantissimi occhi del tifo pallonaro saranno lì, a vedere … l’Ecuador. L’ Ecuador!

Si sono però anche sentite reazioni di protesta, dichiarazioni di boicottaggio …

Boicottaggio ? Lo dico sommessamente: sento aria di ipocrisia in questo. Non riesco a capire quale applicazione pratica si possa dare a questa forma di protesta. Non andare in Qatar ? ma allora di mondiali ne ho boicottati tanti, direi tutti a parte Italia 90. Astenersi dal partecipare emotivamente, come tifoso ? Quasi tutti i sostenitori delle Nazionali escluse lo fanno, ma non penso si possa parlare di boicottaggio. Evitarne la visione sul piccolo schermo ? Si può fare, anzi con l’aria che tira fra un paio di  edizioni ci si dovrà abbonare a qualche network internazionale se no nisba, ci si dovrà accontentare di qualche filmato nei TG: siamo attesi da un boicottaggio obbligatorio. Mah … . Forse l’unica chance è quella del non andare nei capannoni predisposti con canonico megaschermo. Più facile da farsi in inverno che non d’estate, dunque … . Oppure, e infine, evitare tutti i prodotti degli sponsor ufficiali della manifestazione, come preconizzava Umberto Eco una cinquantina di anni fa. Ostruzione debole, va ammesso. Che va pure a cozzare contro la memoria, un esercizio non proprio praticabile al supermercato. La consolazione finale è i colpevoli, quelli che in pratica hanno preso la folle decisione (Blatter, Platini, Sarkozy, sono loro i tre moschettieri del fronte occidentale … mamma mia!), sono già scomparsi dalla scena. Giustamente alla porta (esiliati mi pare una parola fuori luogo).

Parliamo di calcio … 

Per la prima (e speriamo unica) volta i Mondiali prenderanno il via senza ritiri preparatori. Sarà una cosa diversa. Sul conto dei club, che comunque continuano a pagare i calciatori (va detto). I giocatori pronti, vale a dire quelli che hanno giocato nelle ultime settimane, non avranno eccessivi problemi, per gli altri … . L’aspetto bizzarro è dato dal fatto che vi sono calciatori che in pratica hanno smesso di giocare per paura di infortuni (Dybala è il classico esempio) ed altri che invece stanno forzando i tempi del recupero per esserci … (Pogba, e Lukaku). Stranezze che solo il rotolar di una palla si può permettere: è vera una cosa ed è altrettanto vera la versione del suo contrario.

Vedo che non citi i «nostri»: Sommer, Zacharia e Shaqiri … 

Casi molto diversi tra loro. Per il primo non ci dovrebbero essere problemi, anche se il recupero da un infortunio per i portieri non è paragonabile a quello di un calciatore di movimento. Per Zacharia invece la vedo grama: in pratica quest’anno ha giocato solo 90 minuti, per la Juventus (in una delle sue rarissime vittorie…). Poi si è trasferito a Londra, sponda Chelsea, voluto da un allenatore licenziato una settimana dopo. E così eccolo lì… a marcire in panchina (il nuovo mister non lo vede proprio, o forse fanno apposta per poterlo rivendere in gennaio). Per la Nazionale Svizzera un guaio, anche se di alternative ce ne saranno, e poi lui comunque si è sempre allenato (figura sempre in panchina…, dunque pronto per le emergenze). Per Shaqiri, invece, si è trovata una soluzione teoricamente adeguata: trasferimento fittizio in un club svizzero e allenamento quotidiano assicurato, tanto per tenersi in palla e … in movimento.  A Lugano. Buon per lui ma anche per i calciatori luganesi (c’è sempre da imparare è una regola che vale anche nel calcio, e da uno che porta un’esperienza internazionale a dir poco enorme … )

Un’operazione che ha fatto un po’ parlare … 

… anche a sproposito. Che lo si voglia o no Shaqiri resta un monumento del calcio svizzero, uno dei pochi in grado di accendere la lampadina in qualsiasi partita. Ora è al suo quarto Mondiale con la maglia rossocrociata (una casualità ? non credo): non ancora diciannovenne sostituì Benjamin Huggel nella ripresa della partita contro Honduras, alla ricerca del gol qualifica (poi svanita, nonostante il vincente esordio contro la Spagna). Già allora il «cubo magico» veniva ritenuto capace di risolvere gli incontri mosci.

Nessuno mette in discussione le qualità balistiche di Shaqiri, il problema sembra un altro… 

E’ proprio così. E, spiace dirlo, c’è puzza di razzismo. A lui, e a Xhaka,  viene ancora rinfacciato il gesto dell’aquila alla fine dell’epica partita contro la Serbia. A loro, ma non a Lichsteiner, il capitano, che ha compiuto l’identico gesto. Perché mai ? Ma poi … perché non la si racconta tutta la storia di quella partita ? Dal comitato d’accoglienza di un’intero stadio a fischiare contro Xhaka in ogni suo movimento o tocco di palla. La sua colpa ? quella di essere nato in un altro paese. Che il padre ha scelto quando, studente universitario, si è trovato arrestato dopo una manifestazione pacifica. Sì, questa partita dovrebbe veramente e finalmente incontrare la giusta narrazione, magari per filo e per segno. I testimoni non mancano… . 

E due battute sul calcio giocato … 

Evidenze più che altro. In Champions League Napoli e Bayern Monaco hanno trasformato in norma imprese eccezionali. I partenopei in particolare, visto che nemmeno figuravano tra i favoriti al momento del sorteggio. Juve e Barcellona sono le illustri escluse dagli ottavi. E pensare che ancora oggi non demordono sul progetto della Super League.

Come si spiega ?

Hanno già speso, con largo anticipo, su quello che hanno dato per incassato con la nuova manifestazione. Parlare di follia è ancora poco.  Mista ad arroganza, che il pallone non sempre privilegia. Meno male.

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