Fermiamo la fabbrica di plastica

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Stando a ciò ci dicono le statistiche il nostro fabbisogno energetico è in continua e costante crescita. E la guerra in Ucraina ha soltanto scoperchiato, in modo inaspettato, il vaso di Pandora. L’ha fatto sbattendoci in faccia la nostra dipendenza dai combustibili fossili, in particolare dal petrolio e dal gas russo. Così, nel bel mezzo della crisi energetica in corso, malgrado tutti parlino di risparmio e di nuove strategie d’approvvigionamento, rispolverando addirittura il nucleare, la vera domanda è: perché abbiamo bisogno di così tanta energia? Per cosa la stiamo usando? Ma soprattutto chi sta facendo la parte del leone? Così, più che al singolo cittadino, l’attenzione dovrebbe forse essere rivolta altrove.

Per esempio verso quei colossi industriali che hanno bisogno della maggior parte delle materie prime e dell’energia fossile. È soprattutto lì che c’è un enorme potenziale di riduzione del consumo energetico. Del resto, se pensiamo che la maggior parte del petrolio, del gas e dell’elettricità non la usiamo per muoverci e scaldarci, ma per produrre plastica, è subito chiaro a tutti che oltre a sensibilizzare la popolazione sul da farsi, andrebbero forse prese delle decisioni tanto radicali quanto necessarie.

A livello globale, l’aumento della domanda di petrolio e di gas, arriva innanzitutto dall’industria petrolchimica. Un settore economico altamente inquinante ed energivoro. Ma non sarebbe possibile diminuire il nostro consumo di plastica allo stretto necessario e sostituirne l’uso massiccio che ne facciamo con bottiglie e altri imballaggi vari che spesso sono semplici prodotti usa e getta e quindi pensati fin da subito per essere un inutile rifiuto, con altro?  

La risposta è ovviamente sì. Ripeto, quindi, affinché si fissi chiaramente nella testa di ognuno di voi che, in Europa, il maggior utilizzo di petrolio, gas ed elettricità è per la produzione di plastica. Ed è più di quanto non serva in altre attività industriali come nel caso di quella alimentare, dell’acciaio e nella produzione automobilistica. La conferma ci arriva dal rapporto annuale di Break Free From Plastic e altre organizzazioni attive nell’ambito del monitoraggio dell’uso, troppo spesso dissennato, che facciamo della plastica.

Stando al rapporto di Break Free From Plastic e pensando all’Europa, soltanto dimezzando del cinquanta percento gli imballaggi in plastica immessi sul mercato, si potrebbe potenzialmente ridurre di un quinto il fabbisogno di combustibili fossili destinati alla produzione di plastica. Si tratterebbe comunque di una riduzione del 4% del consumo industriale di gas fossile, rispetto al consumo nel 2020, pari a 5 miliardi di metri cubi che equivalgono al consumo di gas totale della Repubblica Ceca o della Slovacchia. E, quindi, cosa stiamo aspettando?

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