Forte ‘come il vento cucito alla terra’

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Una storia di guerra potente che si trasforma in un inno al coraggio. Contro tutto e tutti, al femminile. Proprio brava Ilaria Tuti. 

«Le storie non sai mai da dove arrivano e, soprattutto, non riesci ad immaginare dove andranno»: questo dichiara Ilaria Tuti alla presentazione del suo nuovo romanzo: «Come vento cucito alla terra», edito da Longanesi. E continua: «stavo lavorando ad un’altra storia, cercavo documenti e poi, all’improvviso, ecco questa vicenda, così unica e speciale. Potente. Una storia vera che andava raccontata, anzi: romanzata, non ho saputo resistere». 

Per la sua seconda impresa «extra-giallo» (come non citare le contadine portatrici di «Fiore di roccia», del 2020 ?) la scrittrice friulana accompagna i lettori nelle viscere della Grande Guerra, quella del 15-18. Non in Italia ma in Gran Bretagna. All’inizio la storia procede su due piani alternati: da una parte l’anima marcia della guerra, quella delle trincee, mai raccontata abbastanza, dall’altra le corsie di un ospedale dove un giovane dottoressa (e ragazza madre) vive il Conflitto da un’altra prospettiva, quella di un ospedale dove confluiscono feriti, invalidi, quasi morti.

I due piani differiscono anche per un altro aspetto, il punto di vista condizionato dal genere: i maschi militari animati dal senso di eroismo estremo (fino alla morte, certo), le donne che curano e che, nonostante i titoli di studio (la protagonista, Cate Hill, è dottore a tutti gli effetti) debbono comunque essere subalterne e sorbirsi i compiti più umili. E magari cedere il passo ad incompetenti purché maschi.

Il romanzo ha il suo decisivo passo quando Cate, nonostante un costo emotivo enorme (deve lasciare la bimba in altrui mani) decide di trasferirsi in continente, in Francia, per l’apertura ed organizzazione sanitaria di un nascente nuovo ospedale militare (in pratica è stato requisito un albergo). La storia è vera, la Tutti vi inserisce aspetti romanzeschi che permettono al lettore di meglio capire tempi, dinamiche e assurdità. Molto si gioca nella ribellione di ruolo, con queste dottoresse impavide che non vincono soltanto approfittando della oggettiva debolezza contingente dei maschi (sono feriti, mutilati, portatori di un dolore immane, incapaci di qualsiasi reazione fisica), ma anche dal punto di vista razionale, oggettivo, fattuale.

Prsino riescono, e anche qui vi sono riscontri storici, in un’operazione addirittura impensabile, quella dell’istituire come attività di recupero il cucito. Per militari pronti poco tempo prima a dare la vita per la cosiddetta patria, qui si va oltre la bestemmia in chiesa. Il romanzo però avvince, incuriosisce e trascina il lettore in una serie di dinamiche e riquadri narrati con una felicità espressiva rara. La Tuti sa come scrivere, possiede il tratto dei personaggi ed il ritmo della successione dei fatti, alternando un passo lento invitante la riflessione, ad uno veloce, avvincente. Con «Come vento cucito alla terra» Ilaria Tuti risponde per la seconda volta a tutti quegli invidiosi che reputano i «giallisti» come fratelli di un dio minore della narrativa. Lei non vive solo della peraltro immensa Teresa Battaglia, qui ne abbiamo prova e riprova.

«Come vento cucito alla terra», 2022, ILARIA TUTI, ed. Longanesi, 2022, pag. 385, Euro 19.00.

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