Goodbye ghiacciai

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Mentre, in Europa, con l’arrivo dei primi freddi ci si prepara a fronteggiare la crisi energetica prodotta dallo stop di forniture di gas da parte della Russia, e quest’ultima intanto minaccia l’uso di armi nucleari nella guerra in Ucraina, c’è un’altra silenziosa e inarrestabile catastrofe ambientale che ci tocca tutti da vicino. Solo quest’anno i ghiacciai svizzeri hanno perso il 6% del loro volume. Ma per capire davvero l’entità del disastro va ricordato che finora era considerato “catastrofico” un calo del 2% annuo della massa di ghiaccio. Siamo ormai abbondantemente oltre e il requiem continua a risuonare funereo.

Le brutte notizie non vanno mai in giro da sole. Si accompagnano una con l’altra. Si tengono strette per mano. Così sul fronte climatico, lo scioglimento dei ghiacciai svizzeri quest’anno ha messo letteralmente il turbo, registrando un ritmo mai visto in passato. Un ritmo che ha polverizzato tutti i record, complice il gran caldo estivo e un inverno siccitoso. Così, pensando ai ghiacciai, c’è addirittura chi li ha definiti come dei malati terminali, non in grado di vivere e resistere ancora per molto tempo.

Mai si erano sciolti come l’anno in corso. Ad attestarlo è il rapporto presentato dalla Commissione di esperti della rete di misurazione della criosfera dell’Accademia svizzera di scienze naturali. Quest’anno i ghiacciai elvetici hanno perso tre chilometri cubi di ghiaccio, quasi il doppio del record precedente, del 2003. Si tratta perciò della maggior fusione avvenuta da quando sono iniziate le registrazioni più di un secolo fa.

All’origine di questo arretramento record dei ghiacciai ci sono tre fattori: le scarse nevicate in inverno e primavera, l’arrivo della sabbia dal deserto del Sahara tra marzo e maggio e infine l’ondata di caldo estiva con temperature da primato anche ad alta quota. Così, la perdita di superficie, è stata particolarmente drastica soprattutto per i piccoli ghiacciai. Il ghiacciaio del Pizol nel Cantone di San Gallo, quello del Vadret dal Corvatsch nei Grigioni e lo Schwarzbachfirn nel Cantone di Uri sono praticamente scomparsi.

L’unica magra magrissima consolazione è che l’acqua di disgelo ha permesso di riempire parte dei laghi artificiali utilizzati per la produzione idroelettrica, compensando in parte le scarse precipitazioni di quest’anno. E dato che le centrali idroelettriche forniscono più della metà dell’energia elettrica prodotta in Svizzera, sapere che almeno questo inverno non saremo a corto di elettricità, è l’unica nota positiva di una storia drammatica e che, quasi identica, si ripeterà anche nei prossimi anni.  

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