La prossima mossa

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Evacuazioni, accumulo di truppe e retoriche sempre più aggressive: la guerra in Ucraina sta per entrare nella sua nuova fase, che sarà presumibilmente più violenta ed efferata di quanto non lo sia già stata finora. 

L’ultima fase del conflitto era stata quella della “grande controffensiva” delle forze armate ucraine, capaci di costringere le forze russe a ritirarsi presso posizioni più difendibili. Soprattutto a nord, nei pressi della città di Kharkhiv, le forze ucraine sono riuscite a riconquistare praticamente tutta la regione fermandosi solo ai confini della repubblica (ex oblast) di Luhansk.

L’entusiasmo per questo successo potrebbe rivelarsi eccessivo – le forze russe nella zona sono state costrette a ripiegare, ma non sono state mandate in rotta o distrutte. Con un altissimo costo umano e materiale da parte ucraina. Ma se non altro, questi sviluppi hanno dimostrato al mondo quanto si sia indebolito l’esercito russo, recentemente costretto alla mobilitazione. Oppure no?

La risposta russa è stata di incaricare il generale Sergei Surovikin di sostituire il generale Alexander Chaiko nel condurre l’”operazione militare speciale” voluta da Putin. Surovikin è conosciuto come “generale armageddon”, e non ha mancato di mostrare che la Russia ha ancora delle carte da giocare.

Parliamo sostanzialmente dei bombardamenti che si sono abbattuti su tutta l’Ucraina nelle scorse settimane. Grazie ai nuovi droni-kamikaze di produzione iraniana Shahed-129 e Geran-2 le forze russe sono in grado di colpire bersagli con precisione millimetrica. Ma quello che è stato definito dalla stampa un “bombardamento terroristico”, atto a spezzare il morale ucraino più che a raggiungere obbiettivi militari, potrebbe in realtà essere l’opposto. 

Il principale bersaglio delle forze russe è stata l’infrastruttura elettrica del paese, centrali e nodi di distribuzione. Secondo il ministro per l’approvigionamento energetico ucraino, il 40% dell’infrastruttura elettrica del paese è andato distrutto, e si registrano blackout cronici in gran parte del paese. 

Un tipo di attacco simile è sicuramente in preparazione di qualcosa. Cosa? Beh, difficile dirlo, ma abbiamo delle indicazioni. 

Le prime vengono dalla regione di Kherson, estremo occidentale delle zone occupate dalla Russia. Vladimir Saldo, governatore appuntato da Putin stesso, ha ordinato a oltre 50’000 abitanti e ufficiali di abbandonare le zone a ovest del fiume Dnipro. Questo lascia presagire il timore di un’altra controffensiva ucraina, ma solo se ci dimentichiamo di guardare a nord. 

A nord, ebbene, perché in Bielorussia ci sono movimenti importanti. Il presidente Lukashenko ha ordinato alle unità di confine di “verificare la propria prontezza” al combattimento e assemblato numerose formazioni al confine ucraino, esibendo un segno identificativo simile a quello usato dalle truppe russe: un “2” iscritto in un triangolo. Questo accade quando oltre 9’000 truppe russe sono state trasferite a Gomel, città bielorussa prossima al confine ucraino. 

Come se non bastasse, Lukashenko ha da giorni cominciato a usare una retorica bellicosa, perfetta a giustificare l’entrata in guerra del suo paese: parla di numerose attività terroristiche nel suo paese, di minacce al confine, di operazioni segrete da parte ucraina atte a destabilizzare la Bielorussia. 

Insomma, un’Ucraina tumefatta e provata si trova sul principio di una mossa radicale da parte russa, verosimilmente un’offensiva a nord passando dal confine bielorusso e una volontà di consolidare le conquiste a est del fiume Dnipro. Comunque sia, questa guerra è lontana dall’essere finita.

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