L’utopia del risparmio energetico

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Mi piace l’austerità. Ha qualcosa di spartano, sa di sfida e di ordalia, una situazione dalla quale esci invariabilmente più forte.

Perché sarò un tipo un po’ pesante, ma ricordo i racconti di guerra dei nonni, le domeniche senz’auto o anche solo le sere dicembrine a monte con solo il camino a scaldarci. Si riscopriva il piacere di stare accoccolati insieme sotto una coperta, in quella complicità dovuta al freddo. In fondo l’austerità energetica ha un che di magico, una “costrizione” a cui non possiamo sottrarci e che possiamo decidere di affrontare in due modi:

il primo è lamentandoci continuamente perché non ci sono le luci di Natale e perché abbiamo un grado in meno in ufficio. Il secondo è affrontando col sorriso e a testa alta questi piccoli disagi (in confronto a ben altre tragedie) che la vita ci mette di fronte.

In questi giorni si moltiplicano notizie sui risparmi messi in atto. Da una parte consigli ai privati che lasciano il tempo che trovano, (che il privato è sacro e mica puoi imporgli qualcosa!) anche perché è poi difficile verificare in ogni palazzina o casetta quanti gradi ci sono. Dall’altra, le città, che in un rigurgito di umiltà energetica cassano le luminarie natalizie, oscurano celebri monumenti e riducono le temperature negli uffici pubblici.

D’altronde, come diceva sempre mia mamma, se hai freddo mettiti un “gipponcino” di lana, un rimedio incredibilmente astuto e impensabile in un era in cui nei nostri appartamenti giriamo in canottiera anche a gennaio.

Eppure, come dicevo, l’austerity può essere una sfida affascinante. Tentare di risparmiare, emettere meno co2, limitare quello spreco che ormai in una frenesia di consumo diamo per scontato, può essere un seguito dolce di un periodo brutto e angoscioso. Come per il lockdown, riscoprire noi stessi e i nostri limiti, sorprenderci comprendendo che non bisogna per forza vivere sempre a 100 all’ora può dare tanto alle nostre anime, un po’ sfilacciate e maltrattate da una società frenetica e ingorda, che fagocita noi e tutto ciò che ci circonda.

Perché lo stress è altra cosa. Le famigerate domeniche senz’auto dovute alla crisi petrolifera degli anni ’70 e che sembravano una tragedia, si risolsero con grande piacere di tanti cittadini, che riscoprirono la bicicletta, rispolverarono i pattini a rotelle o addirittura misero la sella al cavallo per attraversare strade cantonali e comunali. Un periodo che quasi tutti quelli che lo vissero allora, ricordano quasi con nostalgia. Un momento di arresto, come il lockdown per il covid, che ci impone di fermarci a riflettere: su quello che veramente conta, su quanto siamo distruttivi, su cosa vogliamo veramente per il nostro futuro.

Il risparmio energetico, dell’acqua, delle risorse alimentari, non è solo un vantaggio in termini monetari, è anche una questione etica che può fare solo del bene al nostro spirito e alla nostra società. Sono un utopista? Probabilmente, ma è talmente bello pensarla così…

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