Paola non smettere

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“Non puoi capire, mi hanno chiesto se sono italiana. Questa è la mia ultima partita in Nazionale, sono stanca”.

Lo sfogo al suo procuratore di Paola Egonu, stella della pallavolo italiana, una delle maggiori pallavoliste al mondo, la dice lunga purtroppo su uno stillicidio di farabutti che vivono solo di invidia e livore. Com’è possibile infatti, per questa teppaglia, accettare l’idea che una giocatrice italiana e di colore superi, e subissi tante bianche? (guarda il video)

Eppure le sportive d’élite di colore in Italia si sprecano. Si sprecano e si sacrificano, perché lo sport da tante soddisfazioni ma chiede in cambio un calvario di fatiche e di insuccessi. Ogni atleta dovrebbe essere rispettato per lo sforzo mentale che compie, allo scopo di arrivare dove nessuno è mai arrivato. Come Larissa Iapichino, figlia della celebre Fiona May, o come Maria Benedicta Chigbolu, Ayomide Folorunso, Raphaela Lukudo e Libania Grenot, vincitrici della staffetta 4×400 ai giochi del Mediterraneo. (leggi qui sotto)

La Egonu, da sempre bersaglio di commenti neanche tanto velati, di insinuazioni e di cattiverie, sembra essere arrivata al limite. E sì che la nazionale italiana, soprattutto grazie a lei a elle altre brave atlete, ha raggiunto il bronzo ai recenti mondiali di pallavolo femminile.

Lei, nata a Cittadella in provincia di Padova, in quel veneto che con gli stranieri non è granché accogliente, rappresenta quella seconda generazione di italiani di colore, che ormai fanno parte, piaccia o no a certa gentaglia, del nostro tessuto sociale. Vi appartengono come tutti gli esseri umani, fare distinzioni di colore non solo è da dannati ignoranti, ma rappresenta una miseria di pensiero che lascia disarmati.

E disarmata è anche Paola in quel suo sfogo, che non sappiamo se avrà un seguito. Eppure, il dovere di quelle come lei, un dovere amaro più della sconfitta, è quello di resistere. Di resistere per tutti noi, per dimostrare che la nazionalità non vale la carta straccia sulla quale è certificata e che invece, a essere importanti, sono altri valori come il cuore, la tenacia, la voglia di vincere. Questa dovrebbe essere l’unica fede dell’atleta, poter gareggiare senza remore o zavorre di cattiveria, senza cinici sfottò, senza paura di non farcela e di dover rendere conto a qualcuno.

Io mi auguro che Paola Egonu continui a gareggiare per la sua nazionale, perché per quanti ingrati razzisti ci siano, ce ne sono altrettanti innamorati delle sue gesta e della sua capacità di lottare.

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