Pronzini e i vetri scivolosi

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Pronzini mi è simpatico ? per niente, ma questo non deve in qualche modo inficiare la narrazione dei fatti che gli ha imposto, tramite il tribunale e il Procuratore pubblico Roberto Ruggeri, un decreto d’accusa con una pena pecuniaria sospesa condizionalmente.

Cos’ha fatto Pronzini? È un ladro di biciclette? Uno che truffa gli anziani col trucco del falso nipote? Macché, Pronzini, nella sua integerrimitudine poteva essere accusato solo per aver espresso nel 2021, in maniera, un po’ colorita invero, alcune considerazioni sul Municipio di Bellinzona.

Pronzini, che diciamolo chiaro, è l’equivalente politico di una ganascia per bloccare le ruote, riesce a rendere sgradevole e fastidiosa, nonché pesante, ogni discussione in CC. Detto questo, è un suo diritto, i tizi pesanti e tignosi fanno parte della vita, come la sciatica e gli orzaioli negli occhi.

Stavolta però Pronzini ha un po’ superato i limiti, quelli di legge, usando dei termini che sono perseguibili penalmente. Questo fa di Pronzini un mostro? Macché, pure a me è capitato di lasciar scivolare la frizione a volte. Perciò hai due strade: o mantieni la rotta e ti schianti contro il sistema giudiziario oppure cerchi una scappatoia: dalle scuse al tentativo di sminuire quanto hai detto. 

E se sei onesto intellettualmente, ammetti di essere andato lungo. La locuzione di Pronzini, espressa in CC: “ L’è tüta ‘na mafia”, riferita al municipio, supera un limite, e questo può comprenderlo (come detto dal sindaco Branda) “…anche chi non ha studiato diritto per molti semestri”.

Pronzini, si era scagliato contro il ricorso fatto dal municipio per alcuni servizi fatti dalla RSI sulle case anziani di Bellinzona, ritenendo che i familiari degli anziani deceduti per covid avevano (leggiamo da la Regione):

“…il diritto di elaborare il loro lutto e non di dover venire a conoscenza che il Municipio usa in modo abusivo i soldi pubblici per azioni temerarie d’intimidazioni di stampo mafioso. Con questo ricorso i sette municipali si assumono la responsabilità politica e morale dei morti; il problema è che la fanno assumere alla cittadinanza”.

Parole effettivamente pesantine. E se proprio vogliamo parlare delle persone coinvolte, anche tirare in piedi beghe di questo tipo non giova ai familiari di chi non c’è più. Però, come dicevo ti prendi la responsabilità di quello che dici, e la frase sulla mafia di Pronzini è stata messa a verbale. Per cui ci si aspetta che il deputato MPS porti avanti le sue idee e confermando che il Municipio di Bellinzona è un covo di mafiosi, oppure si scusi con i municipali. A me sembra che in questa storia ci si stia leggermente arrampicando sui vetri.

Secondo Ticinonews però, Pronzini avrebbe chiesto, in fase di inchiesta, una conciliazione con la controparte, conciliazione che è stat rifiutata a quanto pare. L’MPS, cerca di gettare acqua sul fuoco, asserendo che la frase “ L’è tüta ‘na mafia”, espressa da Pronzini, in fondo è una locuzione dialettale. Cioè, mica una roba seria dai, una cosa da osteria, lo sanno tutti che non intendevi così. 

Un po’ dura da difendere davanti a un procuratore. È come dire che se do a una donna della “penagia”, in fondo era per ridere. Una zangola per il burro (penagia) è solo un attrezzo contadino. Che poi questo termine riferito a una donna faccia venire in mente a tutti non il burro ma le facili frequentazioni maschili di quest’ultima, è un dettaglio che si perde nelle pieghe del dialetto come in quelle di un velluto mollemente adagiato sulla cultura italica.

Perciò Pronzini io non lo giudico, ne ho dette anche di peggio, però abbia il coraggio di difendere quello che esprime oppure abbia un coraggio ancora più grande, che è quello di dire: “Ho sbagliato e ho detto una cazzata, scusatemi”. 

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