Risparmio è la parola d’ordine

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Era dai tempi della seconda guerra mondiale che non si sentiva più pronunciare con così tanta insistenza la parola razionamento. E anche la crisi petrolifera del 1973 che ci aveva imposto le domeniche a piedi rimane nella memoria come un ricordo piuttosto lontano nel tempo. Un ritorno al passato che avrebbe come obiettivo il risparmio energetico. Un risparmio che, però, ancora non si vede. Percentualmente, i consumi del mese di settembre, non solo non sono diminuiti, ma hanno registrato un aumento seppur lieve. Perché stiamo facendo l’esatto contrario di ciò che dovremmo fare? Siamo stupidi o cosa?

La ragione per cui l’appello di fine agosto, lanciato dal Consiglio federale, non sembra aver attecchito come sperato, lo si può probabilmente spiegare con un esempio che calza a pennello, anche se all’apparenza potrà sembrarvi distante. In pratica è capitato ciò che di solito succede nella metà dei casi d’infarto. Dopo il trauma e lo spavento iniziale, sono due i modi con cui ci si pone di fronte al dopo. C’è chi con grande attenzione, cambia alimentazione e stile di vita. Inizia a camminare, a fare sport, evitando l’alcool o i cibi ricchi di colesterolo. Al contrario c’è invece chi, una volta ripresosi torna alla stessa identica vita di prima.

Rimuove così l’accaduto e non ha nessuna attenzione o cura per il proprio corpo. In pratica di fronte al campanello d’allarme, si tappa ben bene le orecchie. Oppure, per usare un’immagine che ben conosciamo, continua a ballare come se nulla fosse sul ponte del Titanic, mentre il transatlantico sta lentamente colando a picco. Sì, perché noi siamo fatti così. È un nostro meccanismo di difesa. Siamo cioè bravissimi a raccontarci storie. A nascondere lo sporco sotto al tappeto, continuando a vivere come prima. “L’energia è scarsa. Non sprechiamola”, certo, ma poi le (cattive) abitudini e la vita tornano ad essere quelle di sempre.

Ecco perché l’appello di Berna è rimasto inascoltato. “È possibile risparmiare energia, gas, gasolio, elettricità e altro – ci aveva spiegato il Consiglio federale – in modo molto semplice, sia a casa che al lavoro abbassando la temperatura del riscaldamento, utilizzando meno acqua calda, spegnendo gli apparecchi elettrici o l’illuminazione quando non sono in uso, oppure cucinando e cuocendo in modo da risparmiare energia”. Sì, ma quanti di noi lo hanno davvero messo in pratica diligentemente? Molto pochi, visto che i consumi non sono scesi di una virgola.

 Forse per capirlo davvero, per avere un’ulteriore e significativo avvertimento, è necessario un secondo infarto, una seconda esperienza shock. Come nel caso di un bel blackout, di quelli memorabili, oppure prezzi di gas ed elettricità in grado di prosciugare il nostro portafogli. Intanto però la nave continua ad affondare e le misure che dovrebbero portarci ad avere un rapporto più oculato e virtuoso con le materie prime, l’energia e più in generale con il mondo che ci sta attorno viene continuamente procrastinato come se davvero si possa fare domani ciò che non si è fatto oggi. 

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