Ritorna a destra, lessico!

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Con il Governo Meloni, nuovo di pacca con tanto di giuramenti e di firme sotto ceralacca , mutano tante parole che sgusciano dal cilindro del coniglietto nero : ritorna il lessico del mondo di destra, come d’incanto dentro l’esigenza e il prurito di un tiro contromancino.

Da Giorgia, già sotto pressione creativa sulla sua cinquecento bianca che la traghettava verso lo scranno dei Premier, esondavano verso le file dei giornalisti termini accantonati nel tempo, ma mai congedati nella loro dimensione spolverata con un pizzico di orgoglio autarchico.

Fioriscono vocaboli e definizioni tenuti sotto conserva conservatrice tipo “sovranità” “merito” e “made in Italy” e il nuovo territorio d’azione viene marcato nitidamente per chiarire, una volta per tutte, le abissali distanze con un recentissimo passato.

Svariate deleghe vengono ben rimescolate e riqualificate, e certe priorità sbucano dalle retrovie delle secondarietà: i ruoli della squadra si abbarbicano alla rivisitata comunicazione verbale e a Palazzo Chigi spira un insolito venticello che spazza via il tormentone di una arcaica pubblicità “C’è Gigi?”.

Sparisce il ministero del’Innovazione e della Transizione digitale mentre la Pubblica Istruzione cambia i bottoni dei suoi grembiuli convertendosi in Istruzione e merito.

Perseguire il merito è imperativo categorico, schivando le mediocrità imperanti.

Si eclissano le Politiche agricole gonfiando i covoni della Agricoltura e sovranità alimentare e il dicastero degli Affari europei accorperà anche il fondamentale concetto di  “coesione”.

Il palleggio fra sfumature, coloriture o cambiamento di partiture diventa confortevole nenia dentro l’affiorare della dicitura Mare, che si incolla alla delega al Sud : Mare Nostrum o Vostrum, questo lo si verificherà nel tempo.

Dal Pd e dal M5s giungono feroci promesse di opposizione dura come le macine del grano.

Intanto si ode un fischio ammonitore: quello della littorina, la motrice ferroviaria munita di motore a scoppio, non uno scoppio deflagrante ma comunque un petardo di quelli discretamente assordanti.

Da parte mia, vado a rileggermi “Vino e pane” , un gran bel romanzo di Ignazio Silone, dove si narrano le traversie e le angosce ideologiche di un militante di sinistra in tempo fascista.

Altri tempi ovviamente, ma non si sa mai.

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