Un Boris Consigliere di Stato?

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Boris Bignasca, figlio di cotanto padre, ha vissuto questi amari anni nell’ombra del genitore scomparso. Non è colpa sua, immaginatevi di essere il figlio di Carlomagno o di Angelina Jolie…il paragone diventa impietoso.

Un fardello pesante per un figlio, soprattutto se ricalca le orme di babbo o mamma. Ma Boris, incurante del pericolo e con una qual certa attitudine all’autolesionismo, continua ad imporre ai ticinesi la sua presenza che, impietosamente, è paragonata a quella del padre.

Ora veniamo a sapere che Boris Bignasca si candiderà per il Consiglio di Stato accanto a Gobbi e Zali.

Non che il Nano fosse Carlomagno, per amor della madonnina, ma più che altro Boris fatica a capire che i leghisti, anche se provano un certo affetto dovuto, non hanno una grande fiducia in lui. Le recenti disavventure con il sedicente sindacato TiSin di Nando Ceruso, organizzazione in cui Bignasca con la compagna di merende Aldi figurava nel consiglio direttivo, sono uno scivolone che di sicuro gli è costato qualche simpatia.

Il Nano, che perlomeno era furbo, ha sempre evitato di fare il Consigliere di Stato, preferendo mandare avanti gli altri, tanto poi era lui a tirare i fili dietro le quinte. Così non è per il piccolo tenero e paffuto Boris, che trascinato dal babbo in politica, non riesce a eguagliarne la ferina astuzia.

Il gioco non è però così stupido. La lega, a rischio di un seggio, deve giocoforza presentare una lista “forte” e Boris avrà pensato, sentendo l’odore di cadavere che aleggia intorno all’impalpabile Zali, che poteva essere il caso di fargli le scarpe.

Sarò onesto, tempo fa sarei andato più in ansia, oggi, dopo anni di Norman Gobbi e Claudio Zali, non penso che Bignaschino jr sia in grado di fare molto di peggio. Boris comunque dichiara che il suo obiettivo dichiarato è arrivare al terzo posto. Come se al voto, i leghisti si contassero: “quanti voti hai dato a Gobbi? E tu a Zali? No aspetta, allora ne togliamo due a Boris se no arriva secondo”. Una bella dichiarazione di intenti che, avrà invece l’effetto contrario: “,,,poro Boris, che si sacrifica per la lega…cià che gli do un voto” e così si scalano le classifiche e si scopano fuori altri consiglieri a caso il cui nome comincia per “Z” e finisce per “ALI”.

A terminare la cinquina, due UDC, uno dei quali dovrebbe essere Piero Marchesi, anche lui ansioso di azzannare Zali ai polpacci. La certezza è una sola, se fossimo in Claudio Zali, faremmo testamento e prepareremmo le disposizioni funerarie, il volo di uccelli saprofagi intorno al suo seggio è indicativo di una debolezza cronica che nella savana di solito ha un solo epilogo, quello di finire a biancheggiare con le proprie ossa sotto i dardi di un sole impietoso e crudele. D’altronde così è il cerchio della vita: oggi a me, domani a te.

Saranno i ticinesi, non un popolo tra i più astuti, a decidere domani chi sarà a occupare un posto dove non farà nulla di memorabile se non vivere alle spalle dello Stato. Perché gli sgobboni ci sono, ma non sono di solito la regola, soprattutto in politica. 

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