Un deputato coi piedi nel fango

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Aboubakar Soumahoro è nato in mezzo a quello che noi chiameremo il “nulla”. Bétroulilié, un villaggio in mezzo alla boscaglia, nell’interno della Costa d’Avorio.

Un nome che evoca trafficanti di schiavi e di zanne d’elefante. Un luogo da cui magari migrare per cercare fortuna. O per trovare sé stessi e la propria vocazione. Perché in un mondo di pecore, Aboubakar è un leone. A 19 anni, nel 1999, arriva in Italia, quello che per molti africani è o era il paese del bengodi, oppure solo un trampolino di lancio per il nord.

Ma questa non sarà la sua strada, perché Aboubakar ha dentro di sé l’animo del ribelle. Nel 2010 si laurea in sociologia all’università Federico II di Napoli. È tra i fondatori della “Coalizione Internazionale Sans-Papiers, Migranti e Rifugiati” (CISPM), con i suoi compagni, nel 2012, attraverserà 6 stati europei senza documenti per chiedere la libertà di circolazione per le persone. La sua strada è segnata, la trincea è nel suo sangue, la barricata davanti ai suoi occhi.

Diventa sindacalista in uno dei settori più duri, dove aiuta i suoi compagni a ritrovare la dignità. Il caporalato tra i braccianti, le condizioni di lavoro a volte infamanti, sono fumo davanti ai suoi occhi, e Aboubakar comincia a farsi conoscere. Nell’ultima tornata elettorale, le sue battaglie per i lavoratori agricoli hanno raccolto il rispetto di chi, a sinistra, mal sopporta le ingiustizie e le prepotenze. Aboubakar viene eletto nel parlamento italiano e ieri ha fatto il suo ingresso nella stanza dei bottoni, dove porterà la voce degli sfruttati e degli ultimi.

“Più che mai c’è la massima consapevolezza di continuare a fare questo lavoro con umiltà, con abnegazione, con determinazione, ma soprattutto cercando di stare con i piedi nel fango e provare a toccare le stelle della dignità, della libertà e della felicità…”

Aboubakar non dimentica di venire dal fango, un fango da cui emergi con orgoglio per chiedere dei plateali diritti che portano a una semplice felicità. Un diritto, la felicità, che dovrebbe essere sancito dalla carta dei diritti dell’uomo.

“…mettere sempre l’io al servizio del noi, questo è quello che bisogna continuare a fare, se vi ricorderete qui ci siamo incatenati (di fronte a Montecitorio NdR), se vi ricorderete abbiamo portato il grido di questo paese, le sofferenze del paese…”

È emozionato quando parla Aboubakar, perché ora sa di avere più potere di quanto immaginava, e nei sui sogni, che speriamo non diventino incubi, vede forse una luce per gli ultimi, per i lavoratori e i braccianti, per coloro che nel fango e nella terra ci vivono ogni giorno. Lui chiama la sua avventura “una missione di vita”, e non stentiamo a crederlo.

Ad Aboubakar vada la nostra sincera ammirazione, non perché è diventato un deputato, un politico, un nero nella stanza dei bottoni in un mondo bianco e spesso razzista, ma perché non ha mai smesso di ruggire, anche se “ …con i piedi nel fango”.

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