Un’America sempre più a sinistra

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Basterà quel risicato 50,9% a dissolvere come fumo l’incubo di Jair Bolsonaro? Con la vittoria di Lula, il Brasile potrà lasciarsi alle spalle una delle peggiori presidenze di estrema destra, seconda solo forse a quella di Donald Trump negli USA?

Il ballottaggio tra due anime del Brasile (più che tra due fazioni) vede da una parte la legione dei poveri, dei braccianti, degli operai, dall’altra una borghesia militarizzata e militarista, amica di latifondisti e di estrazioni minerarie, quel Brasile che stava distruggendo il suo patrimonio a ritmi folli. Un paese spaccato a metà, come le cronache degli ultimi anni ci riportano e non solo in America latina.

Sembra che il mondo, ormai si stia polarizzando tra due fazioni, che in realtà non sono esattamente rappresentative di un’umanità votante. Spesso, a dare il voto all’estrema destra (Trump, Bolsonaro, Meloni…) sono persone dei ceti medio bassi, individui disillusi la cui ultima spiaggia è continuare a votare, a ogni tornata, quello che per loro potrebbe incarnare un cambiamento che da troppo tempo non vedono.

E in una spirale di crisi globale, la vittoria di Lula ha ancora più valore, visto che storicamente il “popolo”, nei momenti di crisi, si affida all’estrema destra conservatorista, che dà la falsa l’impressione di saper proteggere meglio la popolazione. 

Eppure non è così facile. A presidenze di estrema destra, danno seguito dolori e maledizioni, illusioni di riscatto che in realtà sono solo carta straccia. La presidenza di Donald Trump, che ha anche messo a rischio la democrazia statunitense, è un funesto esempio di cosa voglie dire portare al parossismo certe idee e certi concetti. Come Trump, Bolsonaro era antiambientalista, ha minimizzato il covid, ha lasciato macerare i poveri nelle favelas, ha fatto la guerra ai popoli indigeni.

Che Lula sia la panacea di tutti i mali è improbabile. Di certo lascia per l’ennesima volta stupiti questa nouvelle vague di centro sinistra che sta investendo l’America latina in questi ultimi anni. (leggi qui sotto). 

Obrador in Messico, Petro in Colombia, Arce in Bolivia, Boric in Cile e altri ancora, stanno a certificare una controtendenza, che vede invece un vecchio continente in preda alle destre sovraniste. 

In Brasile, un enorme paese con più di 200 milioni di abitanti, Lula si prende la sua rivincita, dopo le accuse di corruzione e dopo un processo lo ha visto uscire assolto. E questo in un paese governato col pugno di ferro dall’ex militare Bolsonaro.

Lula capitalizza nei ricordi delle persone, di quando nei suoi due mandati, ridusse la povertà e fece uscire dalla fame decine di milioni di persone. Ma Lula fece anche evolvere il paese nel solco capitalista, portandolo per mano dove le sinistre canoniche non avrebbero fatto, ha aperto le università a tutti e ha avuto un occhio di riguardo per quel Brasile intriso di Miseria che si accampa accanto ai grattacieli di Sao Paolo o di Rio de Janeiro.

Lula ha passato 580 giorni in carcere, giorni in cui ha probabilmente sognato la riscossa, in cui non si è arreso. Un uomo indubbiamente di sana tempra, che ha resistito dove altri avrebbero mollato. 

Ora il paese ha una nuova opportunità, quella di una strada più gentile e ecologista, più umana e sociale. Un meraviglioso paese con immense opportunità. 

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