Cassis, Putin e l’atomica

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Sebbene il buon Ignazio, sulla scena internazionale, conti quanto il due di briscola e non abbia brillato in acume da quando è a capo del Dipartimento federale degli affari esteri, così come un orologio rotto due volte al giorno segna l’ora esatta, pure lui, capita che, talvolta, ne azzecchi mezza o quantomeno ci provi. Un po’ com’è accaduto in occasione della caduta di un missile su di un villaggio della Polonia orientale che ha causato la morte di due civili. Ignazio Cassis su Twitter ha cinguettato: molto preoccupato per gli ultimi sviluppi in Polonia e in Ucraina”. E c’è davvero da esserlo, ma andiamo con ordine.

Il Cremlino ha sventolato la minaccia atomica fin dall’inizio della guerra. L’ultima volta lo ha fatto solo poche settimane fa. Dopo l’annessione delle quattro regioni ucraine contese, forte del referendum farlocco dall’esito strascontato. Ecco perché ilpericolo dell’utilizzo di un ordigno nucleare è oggi più concreto che mai. Soprattutto di fronte alla continua escalation del conflitto, con ribaltamenti di fronte e in particolare il recente missile che ha colpito la Polonia uccidendo due persone. Un episodio che, fin da subito, ha visto Zelensky non avere dubbi sulla paternità dell’attacco. È stata Mosca.

Intanto però, come nel più avvincente dei romanzi di John le Carré, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha smentito la versione del presidente ucraino, come del resto capita ormai da un po’ di tempo a questa parte. Segno tangibile dell’insofferenza di Washington nei confronti di Zelensky e del suo modo di fare. Il missile che ha colpito la Polonia invece non sarebbe russo e, volendo rigirare il dito nella piaga, il Dipartimento della Difesa ha aggiunto pure che Kiev non riuscirà mai a liberare l’intero Paese. L’impresa risulta piuttosto improbabile. In altre parole, anche gli Stati Uniti, puntano ormai al tavolo del negoziato.

La loro è, di fatto, una scelta votata alla distensione dato che, la prospettiva di una terza guerra mondiale o peggio ancora quella di un olocausto nucleare, non è affatto il bluff di un abile giocatore di poker, ma un ipotesi concreta così come si è rivelata essere l’invasione dell’Ucraina. A confermarcelo, poche settimane or sono, è stato lo stesso presidente americano Joe Biden che, in un discorso al Paese, lo ha ribadito senza troppi giri di parole. “Quello lo conosco bene – ha detto Biden – Lo so come funziona. Quello sta pensando davvero all’uso della bomba atomica. Io non so come fa a non capire che se comincia anche con la più tattica delle bombe, saremo all’Armageddon nucleare in un attimo”

Che dichiarato da Joe Biden, non sempre lucido visto il peso dell’età, è tutto dire. Eppure, a quanto pare, almeno gli Stati Uniti, una cosa l’anno capita. Continuare a inzigare il bullo del quartiere non è la strategia migliore per intavolare una trattativa di pace. Inoltre, qualora Putin si dovesse trovare davvero con le spalle al muro, la logica della sconfitta lo potrebbe portare benissimo all’atomica come ultima carta da giocarsi per ribaltare le sorti di un conflitto ormai perso. A maggior ragione sapendo chi è Vladimir Putin. Un paranoico che all’atomica ci pensa davvero e non scherza affatto quando evoca il bottone rosso.

Infine a chi dice che Putin non sarebbe tanto pazzo da usare un ordigno atomico contro la sua stessa popolazione, vi ricordo soltanto come, tutti i dittatori del Novecento, non solo sono stati crudeli con i propri nemici (così come lo è stato finora il presidente russo con gli Ucraini), ma Hitler, Mussolini e compagnia cantante, hanno anche avuto pochissimo riguardo per il proprio popolo, sacrificato sull’altare della loro follia sanguinaria. Ecco perché, almeno per una volta, di fronte all’ennesima scintilla che potrebbe incendiare l’intero mondo, l’invito ad avere cautela del nostro medico prestato alla politica (nonché attuale presidente della Confederazione), pur sapendo da che pulpito arrivi, sembra un’affermazione perfino saggia. 

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