Cena di classe… con ‘delitto’

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Una cena di classe di tanti anni fa finita male. Poi, nel corso del tempo, continuata peggio. Fino alla resa dei conti finale.

La ricetta classica del giallo sancisce tre ingredienti: la storia in sé (il «caso»), l’ambientazione (luogo, periodo storico) e i personaggi (in special modo il protagonista ma anche l’antagonista, e altri … ). Per le nostre annotazioni sul nuovo romanzo, anzi: legal thriller!, scritto da Perissinotto e D’Ettore (ed. Mondadori), iniziamo da questi ultimi.

Il protagonista è un avvocato diciamo «normale». Giacomo Meroni non è un super eroe e non va alla guerra contro chissà chi. L’unico suo chiodo fisso, il Grande Nemico, è il soprannominato Bin Laden, vale a dire lo sconosciuto pirata della strada che proprio l’11 settembre del 2001, bruciando un incrocio, ha reso paraplegica la moglie. Offesa alle gambe ma non distrutta: lei insegna sempre e continua a bazzicare le piste da sci, addirittura ne fa competizione, mantenendo una gran voglia di vita. Una bella coppia di protagonisti che, diciamolo subito, affascinano parecchio senza però esaurirsi: i lettori ne sanno un po’ di cose ma non tutte, vi è ancora parecchio di non detto. Poi c’è il cliente dell’avvocato, nella dinamica probabile o presunto complice: Riccardo Corbini. Non entra in scena in prima persona ma … rappresentato dalla madre: è lei che va dall’avvocato Meroni a chiedere di assumere il «caso». Lui, il timido Corbini, si trova in prigione accusato di un grave reato: stupro e omicidio. Il fatto è avvenuto tantissimo tempo prima, nel 1984. Nel rapporto fra i due, eroe e simil eroe, il legal thriller di Perissinotto & d’Ettore approfondisce tanta anima del romanzo. Infatti tra  bugie e cose non dette, racconti interrotti e fatti che nella narrazione vengono parzialmente nascosti, il rapporto di fiducia si fa claudicante ed il lettore, in questa tensione interpersonale, ha modo di soffermarsi su temi eterni come il rapporto tra giustizia e verità. E sono belle pagine, mai pesanti ma sempre ricche di profondità.

L’ambientazione è doppia, come «cold case comanda». Siamo all’oggi, meglio nel 2018,  ma anche nel 1984, quando avvenne il tragico misfatto. Un binario che mette in contrasto cambiamenti epocali (come le prove fondate sul Dna, ai tempi neanche immaginabili) e differenti mentalità e/o atteggiamenti (per non spoilerare troppo, e non togliere gusto al lettore, con un sorriso limitiamoci ad accennare ai rapporti fra docente e allievo).

Comunque siamo sempre a Torino, o meglio nei suoi dintorni. La città è timidamente ma persistentemente presente, nella sua versione odierna, negli anni del delitto e …, punto fermo della narrativa di Perissinotto, in quella  degli Anni di piombo.

Infine «la storia»: bella e intrigante. Ricca di colpi di scena con salti temporali precisi e pertinenti. La trama cosiddetta «gialla» trova linfa nel confronto tra i due «eroi», tra insincerità che non è falsità e cose non dette (e ne verrà scoperto «il perché). Ancora con il sapiente dosaggio tra la fase dibattimentale, ogni tanto necessariamente «carofigliesca» (per una questione di primogenitura italiana, non altro), e quella indagatoria. Scritta molto bene, in modalità semplice ma non banale, in grado di calamitare il lettore a forza di ritmo e linguaggio sempre pertinente. Del resto la firma è certificata: proviene da un professore universitario di Storytelling a Torino e da un avvocato giovane ma di lungo corso, che conosce professionalmente molto bene certe dinamiche, sia nei rapporti personali che nei confronti dell’ufficialità della giustizia. I due sono talmente bravi che nel chiudere lasciano un bel po’ di curiosità ai lettori i quali, alla fine delle quasi 300 pagine, già pensano al «secondo» caso dell’avvocato Meroni. La postilla del titolo non è velleitaria.

«Cena di classe. Il primo caso dell’avvocato Meroni», 2022, PERISSINOTTO & D’ETTORE, ed. Mondadori, 2022, pag. 290, Euro 17.00.

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