Dialogo sui tifosi e sugli imperfetti

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Ma cosa è accaduto a Milano, sulla sponda degli ultras interisti? 

Con la forza hanno impedito ad un bel po’ di spettatori di vedere il secondo tempo della partita. In pratica li hanno «deportati fuori», anche con metodi violenti… Pagare il biglietto, affrontare una trasferta, accompagnare i figli nella loro «prima volta» (evitare le partite di cartello, contro la Samp chi vuoi che ci sia?) e ritrovarsi fuori. Espulsi da quello che qualcuno chiama ancora «il dodicesimo uomo in campo». Ci vorrebbe un Giancarlo De Cataldo per raccontarla bene questa «curva criminale». Però lasciamelo dire: il fatto mi ha meravigliato fino ad un certo punto.

Ma il club… come ha reagito?

Sulle prime ha fatto finta di essere sano, se ne è stato di nascosto per vedere l’effetto che fa. Poi la cosa ha preso una piega politica (in contemporanea: manganelli su di un rave-party e silenzio connivente sulle celebrazioni per il duce -le leggi vigenti dicono: legale primo, illegale il secondo ma … al governo adesso la musica è cambiata- ). Infine, vista la reazione pubblica, rappresentata da quotidiani non proprio schierati con il Manifesto, i dirigenti nerazzurri hanno preso posizione, condannato, biasimato e minacciato denunce. Come se non sapesse niente, come se non fosse parte in causa: tanto malaffare nasce anche dall’elargizione di biglietti che lo stesso club pratica. All’Inter ma anche altrove, diciamolo. 

Altrove?

Ovviamente mi riferisco all’Italia. In Inghilterra e Germania queste cose non succedono. Hanno una qualche scenografia in meno (belle, per l’amor del cielo, ma se il prezzo è questo si possono trovare altre soluzioni, o no?) e più tranquillità in generale.

Ma i calciatori, i veri protagonisti di questo sport, non dicono niente ?

498 su 500 se ne stanno buoni buoni. Addirittura c’è chi si arruffiana la curva con gesti melodrammatici (rispondendo agli applausi con le mani a forma di cuore, magari avendo già firmato per altri club, e donando una qualche maglia a fine gara). Ma le eccezioni hanno pagato parecchio (Icardi se n’è dovuto andare, nemmeno le sue scuse sono state accettate) o pagano (Bonucci, mercoledì sera all’annuncio delle formazioni, è stato fischiato … poi ha segnato ed un po’ di pace è tornata). Incredibile il motivo dell’insofferenza dei tifosi nei suoi confronti: ha un figlio (piccolo piccolo, neanche 10 anni) che tifa per il Toro. Un onta imperdonabile per il popolo bue sulle scalinate.

Dai, parliamo di calcio giocato

La Champions ha terminato la fase a gironi senza troppe sorprese. Un paio di eliminazioni eccellenti (Juve, Barcellona, Atletico Madrid) e l’assurdo secondo posto del Paris Saint Germain, definito da un clamoroso 6-1 in trasferta del Benfica. Per i francesi si farà ancora ostica la strada, del resto la storia insegna che sono bravissimi loro nel complicarsi la vita. 

E dei singoli calciatori cosa vuoi dire ?

Non stupirti ma non farò riferimenti a goleador (Salah, eh già), sorprese (Kvara e Lobotka del Napoli: sarebbero titolari in ogni squadra) e giovanissimi che si disputeranno il pallone d’oro nei prossimi 10 anni (Haaland e Mbappé). No, voglio parlare di campioni veri che amano l’ombra. E che nel loro piccolo hanno vinto come pochi o nessuno…

Maddai… sputa i nomi.

Sono due tedeschi. Il primo gioca nel Real Madrid da 8 anni, dal 2014. Toni Kros, un centrocapista che nessun allenatore lascerebbe in panchina: tanta qualità per una quantità infinita. Ha un palmares lungo da qui a lì (citiamo solo le 5 Champions League e la Coppa del mondo con la Nazionale, lasciando stare i tanti titoli nazionali) e dopo un’infinità di partite (106 con la maglia tedesca e circa 700 nei club -Bayern Monaco, Bayer Leverkusen e Real Madrid) domenica scorsa ha conosciuto la sua prima espulsione… La stampa non lo cita quasi mai, questo per dire certi livelli della retorica (solo il gol conta, il resto è riempitivo: siamo seri dai… ). 

L’altro si chiama Müller, gioca in attacco e nessun tifoso lo preferisce al «mito» Gerd (sempre con la maglia dei monegaschi). Lui, Thomas, è imperfetto, sbaglia le cose più facili, ogni tanto fallisce anche nei fondamentali (certi suoi stop sono emozionanti). Poi con i giornalisti non è quello che si può definire uno dal sorriso facile. Però, però le soddisfazioni che si è tolto lui… Ha vinto le due partite che passeranno alla Storia, quelle vittorie che inorgoglirebbero tutti. Il 7-1 in Brasile nella semifinale di Coppa del Mondo. Poi, non bastasse, l’ 8-2 al Nou Camp, in casa di Messi & Suarez. Erano i quarti di champions del 2020. Ed in tutte e due le occasioni ha segnato. 

Nessuno potrà mai lasciare a bocca aperta i nipoti, fra una ventina d’anni, come questi due. Anche se le cronache raramente raccontano di loro. 

Sicuro di non aver dimenticato, qualcuno? Anche lui presente in questi due memorabili partite?

Ah già. Neuer. Un altro grandissimo. In questi giorni sta sui giornali per una malattia che non ha voluto nascondere: cancro alla pelle. Il che vuol dire allenamenti con una particolare attenzione alla luminosità dell’ambiente e cure varie- Non si è nascosto, lui il supereroe… fragile come tutti. Riuscirà ad esserci al Mondiale ? Glielo si augura. Il pallone necessita di persone come lui. Come di Thomas Müller e Toni Kros: gli eccellenti imperfetti.

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