Dialogo sul potere, diciamo così… e un calendario moscio

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Questa è stat una settimana un po’ particolare, o sbaglio ? 

Sbagli, è sempre così. Sul campo ci sono regole che i calciatori sono tenuti a rispettare, e vigono pure delle sanzioni in caso di infrazione. Fuori invece, o perlomeno nei suoi paraggi, «vale tutto» (per dirla con una fantastica formichina de laRegione, altrove orientata). All’esterno non mancano fantasia e improvvisazione. Per i lettori una festa che si ripete ogni mattina.

Ti riferisci a qualcosa di specifico ?

No, qui c’è l’imbarazzo della scelta. Balotelli che accusa tutti di …  «mafia». Indipendentemente dalle ragioni che può avere nell’esprimere la propria rabbia, viene in mente Mourinho che ai tempi dell’Inter lo timbrò con un inequivocabile: «ha un neurone solo, pigro». Ora sembra che lui, SuperMario, conosca solo questa parola. Gli fanno un fallo (e gliene fanno tanti!) ? è «mafia», un compagno non gli passa la palla ? «è mafia», non gli si dà un passaggio in auto ? è  sempre «mafia». Queste le prime reazioni alle sue esternazioni. Poi … poi i fatti gli danno ragione. E’ bastata la decisione di «marcia indietro» da parte della Lega (tutti erano d’accordo sui playoff… poi i tifosi, i tifosi!, hanno detto no e allora ecco il clamoroso quanto sfacciato ribaltamento) e sono venute a galla tutte le enormi magagne del pallone svizzero. Arbitraggi  obiettivamente deboli («per inesperienza» dicono ma … salvaguardare il gioco e dunque avere attenzione per gli attaccanti non è inesperienza), curve razziste (parecchie, si sentono anche sul piccolo schermo),  dirigenti ostaggio dei capi-tifosi. Fumogeni uber alles, e via dicendo.  Mario, questa non è mafia, è cancro. Altro che stadi nuovi e sicurezza maggiorata.

Urca, ti stai un po’ sfogando ?

No, no, se vuoi cambiamo panorama. In Italia ci si è messo il principe Emanuele Filiberto di Savoia che, dice, «per tenere lontani i giovani dalla criminalità», quasi quasi presenta un progetto per rilevare il Savoia, lo storico club (fondato nel 1908) di Torre Annunziata. Cosa non si fa per tornare sui giornali… . Bisogna anche un po’ capirlo … ce l‘immaginiamo a casa a vedere il mondo immobile e commosso per la morte della regina Elisabetta … e lui niente di niente ?. Certo che dalle Officine di Bellinzona al pallone di Torre Annunziata il passo non è indifferente. Meno male che ha evitato di citare il Real Madrid, altro club in stretti rapporti con una «casa reale». Strano, in Inghilterra, Inghilterra!, non vi sono commistioni del genere. E calcio e monarchia non hanno uguali nel resto del mondo. Però lì, no. 

Che il calcio venga «usato» per altri scopi non è una novità. Però sei impietoso, ci sono anche presidenti non finiti bene, che hanno dilapidato veri imperi economici per quel rotolar di pallone…  

D’accordo, ci sono stati i Sensi, i Pellegrini, i Moratti … tutta gente che ha lasciato ingenti patrimoni attorno al campo di calcio.Ma lasciami aggiungere il caso più clamoroso, di quel tipo che grazie al calcio ha evitato la galera, salvato le sue televisioni  e … si è ritrovato presidente del Consiglio. Cose così.

Non è forse peggio quando vi è uno Stato, un Governo, ad approfittare dello sport per …  ?

I colonnelli argentini nel 1978 e prima ancora il Fuhrer con le Olimpiadi del 1936, certo. Poi Putin, eh già, anche lui!, e per stare nell’attualità ai padroni del Qatar. A loro però non viene in mente di camuffare la propria immagine perché «il mondo ci guarda». Anzi, il proprio ministro della comunicazione ha ricordato in questi giorni, sul palco in mondovisione, che «l’omosessualità è malattia e … reato! , reato !». Una volta ci si mettevano i vestiti belli della democrazia, persino nella Germania del nazismo, ora invece no, al contrario. Si ostentano e impongono in modalità autoritaria certe assurdità, quasi come un vanto. Per tacere dei morti sui cantieri, delle condizioni di vita dei poveri, … . Una vera porcheria, questo Mondiale. Giovedì sera «Falò» ha trasmesso un documentario emblematico.

Un Mondiale nel deserto … 

Anche organizzato in un momento assurdo per il consolidato calendario calcistico. Consoliamoci con il fatto che, quando mancano pochi giorni, non si sente la percezione anticipatoria che di solito introduce un Mondiale. Non ci sono ritiri, le informazioni sono un po’ così (per le rose dei convocati bisogna affrontare una ricerca:  fino all’ultima edizione venivano propinate in continuazione…). Persino i pronostici sono flebili. Io spero solo che non vinca una delle formazioni per organico maggiormente deputate: la Francia. Dopo le porcherie fatte al momento dell’assegnazione al Qatar (leggasi: Platini e Sarkozy…) sarebbe anche troppo. Ma agonisticamente sento aria di Danimarca (e al suo posto ogni lettore può metterci la Nazionale che vuole…)

Ma tu lo seguirai questo Mondiale ?

Mi piacerebbe dirti di no, ma poi un qualcosa filtrerà per forza di cose. Comunque il fatto di non aver ancora organizzato l’agenda (in altre edizioni era un lavoro svolto mesi prima…), beh …. Per rispondere alla domanda: lo guarderò con il necessario distacco, quando in tv non ci saranno «Cliché», «Falò» e non vi sarà uno di quei film belli da guardare o riguardare. Praticherò la nonchalance, senza troppo impegno. Mi accorgo ora di avere una cena in contemporanea alla partita più delicata della Svizzera, quella contro la Serbia, ma nessun rinvio culinario. A risultato definito stabilirò se vedermela in differita. Come una volta, con la tv in bianco e nero.

Dai, parliamo di calcio giocato

Anche qui c’è da ridere. I commenti italiani ai sorteggi di coppa? favorevoli, addirittura la rosea, accennando alla Champions, ha titolato in modalità cubitale «3 su 3». Nemmeno si ricordano che pochi mesi fa loro davano per favorevole il sorteggio per il girone della Juve (finita fuori …). Tra alimentazione dei sogni e «spirito di bandiera» (che sarebbe poi il tifo smaccato e velenoso) si va avanti. La Gazzetta prima di riconoscere, e solo a metà, la forza del Napoli in campionato ha avuto bisogno di 10 vittorie filate, dieci. Dimmi tu se è normale. 

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