Fomo, la paura dei restare fuori

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Ansia, angoscia e paura. Alimentano il nostro tempo, da ben prima della pandemia. La paura è parte dell’istinto di sopravvivenza di ognuno di noi. È un prezioso meccanismo di difesa. Ci permette di reagire rapidamente. Ci fa essere vigili e prudenti. Ci fa vibrare e ci mantiene vivi. E, fra le tante paure che contraddistinguono il presente, ce n’è una che va a braccetto con internet e i social. È la cosiddetta Fomo, acronimo dell’espressione inglese fear of missing out, ovvero la paura d’essere tagliati fuori. Una paura che si manifesta attraverso il desiderio di essere costantemente connessi, proprio per non sentirsi esclusi. 

Capita sempre più spesso di vivere con il costante terrore di essersi persi qualcosa. Per esempio le tante cose belle e quei momenti felici che riempiono le vite degli altri, mentre la nostra, di esistenza, scivola via. Come sabbia fra le dita che non siamo capaci di trattenere. Una sensazione amplificata dai social che dei nostri “amici”, ci mostrano solo il lato scintillante. Nessuna ruga. Nessuna ombra, né crepa. Ed è esattamente questo di filtro della realtà che nutre il nostro disagio. Amplificando la sindrome che ci fa vivere con la costante sensazione di non avere una vita altrettanto bella e piena di quella degli altri.

Proprio così, siamo incapaci di vivere al massimo come invece loro sanno fare. A connotare questa forma d’ansia eccessiva ci sono il disagio e la preoccupazione che accompagnano l’accorgersi di non essere connessi, perdendosi così ciò che accade intorno a noi. Un disagio che nasce dal bisogno di non sentirsi soli. Di vivere appieno ogni istante della nostra vita, sentendosi parte di un gruppo, di un unico grande organismo. Eppure, sottopelle, il dubbio che in noi continua ad ardere è che, là fuori ci sia chi viva andando al doppio della nostra velocità. Uno stato d’animo fonte di grande stress. Capace di ridurre in brandelli la nostra autostima.

Le persone che sperimentano la Fomo, non si staccano mai da ciò che permette loro di essere collegati a internet. Vivono in un rapporto di dipendenza con il proprio smartphone ventiquattrore su ventiquattro. Facendo sì che la batteria non sia mai scarica, sennò vanno in ansia, proprio come accade quando si accorgono di essere in un luogo dove il segnale di rete è assente. Un dramma che è distante anni luce da quello che dovrebbe essere un approccio equilibrato alla vita. Del resto, la salute mentale di ognuno di noi, va da sempre a braccetto con la capacità d’influenzare il proprio ambiente, di sentirsi autonomo, certo, ma anche in relazione con gli altri. Benessere psicologico messo a dura prova dal logorio della vita moderna.

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