I Rave sono il male

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Che sia chiaro, non è che se uno dei miei figli mi dice che va a un rave a Milano o Modena io mi senta tranquillo. Detto questo, la recente e raffazzonata norma “anti-rave”, prima misura di un governo italiano di destra, è evocativa di un clima che pensavamo di esserci lasciati alle spalle.

La norma anti-rave*, quelle feste organizzate a sorpresa in capannoni dismessi o in spazi aperti dove ci si stordisce di musica techno o house, sta sollevando un polverone in Italia, addirittura la stessa maggioranza di governo, non concorda totalmente con le misure che si vogliono mettere in atto. A tal proposito, scrive Mattia Feltri (figlio di cotanto padre e direttore di Huffington post) in un articolo dal divertente ed evocativo dal titolo “Hanno scambiato il randello per la bacchetta magica”:

“Non credo che l’imbarazzante norma a contrasto dei rave party sia stata scritta dal governo con lo scopo di applicarla estensivamente a ogni forma di dissenso. Fosse così sarebbe persino più rassicurante, sapremmo chi abbiamo di fronte e prenderemmo le contromisure. Credo sia stata scritta con la migliore buona fede – da sempre madre delle peggiori nefandezze – e semplicemente perché questa è la natura dei partiti di cui il governo è costituito, persuasi che il paese sia stato fin qui nelle mani di un manipolo di fighetti dediti ad assecondare la criminalità, il disordine e il vizio in devozione a ideologie elaborate in salotti fuori dal mondo e innaffiate di Dom Pérignon. (…)”

Un assunto logico e disarmante è in effetti quello sollevato da Feltri. Troppo spesso vediamo complotti, dietrologie e scambi di veleni ( e la recente epidemia ne è l’esempio lampante) che secondo le nostre teorie, fanno presumere giochi bizantini e circonvoluti atti in qualche modo a turlupinare, nella migliore delle ipotesi, il popolo.

In effetti ha ragione Feltri, sarebbe più rassicurante l’idea di avere di fronte un avversario che usa la testa e che studia minuziosamente le sue mosse, questo ci rassicurerebbe, ci renderebbe più logici nel reagire. Eppure scordiamo un assunto altrettanto logico e palese: la politica è fatta di persone e le persone sono fatte di sentimenti, attitudini, idiosincrasie.

Quando Feltri parla di buona fede, intende dire che questa gente è davvero così, e che nella cultura di destra estrema, antitetica a quella dell’accoglienza (diciamo buonista per riutilizzare uno spregiativo termine salviniano), è fisiologico usare il bastone.

Il manganello, di mussoliniana memoria, ma venuto da molto più lontano, diventa l’oggetto taumaturgico con cui la destra pensa di risolvere tutto. Un paio di randellate d’altronde non si negano a nessuno. E allora invece di andare a monte dei problemi, la destra al governo preferisce punire. Reprimere, perché questo, nel gioco di prepotenza che le è congeniale, è il viatico a tutti i mali. Un concetto di “ordine pubblico”, che sa si vecchio, di inizio ‘900, quando le guerre erano ancora gloriose e chi scappava dai campi di battaglia un codardo da fucilare. 

È questa Italia, quella frustrata e che ha sempre fame di gloria e di rivincita a essere portata in carrozza dal governo Meloni. Una compagine di governo che, forte di un sistema elettorale oggettivamente assurdo, ha oggi pieni poteri nel fare quello che secondo lei, gli italiani, l’hanno demandata a fare: usare il randello nei confronti di chiunque e di qualsiasi cosa. Perché il randello risolve: quattro botte sul groppone e vediamo poi se alzi ancora la cresta.

Nel caso dei rave è una mossa sconclusionata e profondamente idiota. Questi movimenti giovanili sono come l’acqua, se cerchi di tappare una falla, questa ti scorre fra le dita e si deposita altrove. 

Abituiamoci a rodere di fegato e a bruciori di stomaco, perché per questa destra, anche le regole del vivere civile e del confronto politico sono da randellare. E la sinistra si troverà di nuovo all’angolo, costretta a ribattere colpo su colpo su leggi ingiuste e idiote, ma che piacciono tanto a chi ritiene, da sempre, di essere stato messo ai margini. E d’altronde la stessa Meloni lo aveva esplicitato: “ Noi, dai margini al governo”, dimenticando che lei e i suoi, erano stati messi ai margini dalla storia. 

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