Il futuro è adesso

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Troppo spesso, per sfuggire all’oggi, per non pensare all’assillo, alla sconfitta del presente, c’è chi finisce per nascondersi o per rivolgere il proprio sguardo altrove. Da Putin a Giorgia Meloni, loro, guardano al passato con grande nostalgia. Ma in questa pratica poco virtuosa va probabilmente collocata anche la corrente filosofica denominata longtermism che s’interroga sul come va pensato e progettato il nostro futuro a lungo termine. Perché le miserie del presente, viste sul lungo periodo assumono tutto un altro senso. Già, cosa ne sarà di noi fra migliaia o milioni di anni? 

Gli scenari attuali riguardo a ciò che ci aspetta non si basano sulle rivelazioni di un qualche profeta, o su narrazioni secolari che fanno ormai parte della storia dell’uomo, ma su solide certezze scientifiche difese dai massimi esperti in campi quali la climatologia, l’ecologia, l’epidemiologia e così via. Sappiamo, ad esempio, che il cambiamento climatico rappresenta una grave minaccia per la nostra civiltà. Sappiamo che la perdita di biodiversità e la sesta estinzione di massa in atto potrebbero portare a cambiamenti improvvisi, irreversibili e catastrofici nell’ecosistema globale.

Come scrisse nel 2016 sul Guardian l’astrofisico Stephen Hawking “siamo nel momento più pericoloso per lo sviluppo dell’umanità”. E anche il filosofo e linguista Noam Chomsky ha più volte ricordato come, oggi, il rischio d’annientamento è “senza precedenti, rispetto alla storia dell’Homo sapiens”. Eppure, il tema della nostra estinzione, è un argomento tabù. Non è al centro del dibattito, neppure di quello filosofico. C’è però un’eccezione a questa regola. Negli ultimi vent’anni, ad Oxford un gruppo di teorici ha elaborato una propria visione del mondo morale chiamata longtermism.

Spesso si accusa la politica di non avere una progettualità sul lungo periodo. C’è invece chi ha fatto del futuro il proprio oggetto di studi e di riflessione come nel caso del filosofo scozzese William MacAskill, considerato uno dei padri del longtermism, che vede tra i suoi sostenitori pure il miliardario megalomane Elon Musk. Nato a Glasgow nel 1987, MacAskill, nei suoi testi difende l'”altruismo effettivo”. Propone cioè di vivere con il minimo vitale, in maniera quasi monastica, dedicando il resto delle proprie risorse a cause davvero prioritarie per tutti noi. 

Secondo MacAskill è necessario stabilire quali debbano essere le nostre azioni per assicurare un futuro all’umanità. Partendo comunque dall’idea che, di sicuro, prima o poi, andremo incontro all’estinzione e che l’unica cosa per cui ha senso lottare è affinché, tra migliaia di anni, ci siano ancora dei sopravvissuti della nostra specie in grado di tenere in vita la nostra civiltà. Ecco spiegato quindi perché uno come Elon Musk ci va a nozze con questa filosofia. Perché giustifica progetti in cui si bruciano milioni di dollari per cose che forse saranno utili un domani. Forse.

“Nel corso della nostra vita – ha dichiarato MacAskill alla BBC – dovremo affrontare sfide come lo sviluppo di un’intelligenza artificiale avanzata e la minaccia di armi biologiche utilizzate in una terza guerra mondiale, che potrebbero rivelarsi cruciali per l’intero futuro della razza umana”. Certo, il cambiamento climatico è un pericolo, ma visto in prospettiva non è più un problema così importante. Casomai dev’essere prioritaria l’esplorazione dello spazio, per fuggire da un Pianeta che, prima o poi, sarà inabitabile. 

Alla fine, stando ai principi del longtermism, si tratterebbe soprattutto di preservare una comunità di sopravvissuti – di eletti o di prescelti, fate voi – in grado di perpetuare la civiltà umana. Poco importa se ciò non dovesse accadere sulla Terra. E poco importa se, nel frattempo, miliardi di persone moriranno. L’estinzione della nostra specie è data per certa, èun fatto scontato. Eppure, concentrarsi solo sul futuro o sulla minaccia dell’intelligenza artificiale, sembra piuttosto un modo perfetto per non affrontare il presente. Tanto quanto lo è vivere con lo sguardo rivolto al passato. Ecco perché mi ritorna in mente un detto figlio della saggezza popolare che recita più o meno così: “se vivi con un piede piantato nel passato e l’altro nel futuro, non potrai che cagare sul presente”. La vita è adesso. Idem il futuro.

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