Il Mattino come la Bibbia

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Leggere il Mattino della domenica vent’anni fa era un esercizio zen. Se non eri simile a un monaco tibetano ti mangiavi il fegato peggio che Hannibal Lecter. Oggi lo leggi come un trattato antropologico.

L’antropologia, quella scienza che studia l’uomo attraverso le sue più diverse prospettive e i suoi comportamenti, avrebbe da che imparare leggendo e analizzando il Mattino della domenica.

Quello che era il foglio informativo di orde di leghisti assetati di sangue, è oggi l’equivalente dei papiri di una civiltà ormai scomparsa, che soccombe ai suoi stessi riti e alle sue abitudini. Infatti, l’immarcescibile stile del Mattino della domenica, non è cambiato in quasi 30 anni. E qui c’è un problema.

Qualsiasi organo di comunicazione, qualsiasi manifesto partitico evolve con la società. Capita ai giornali e alle testate private, ai quotidiani, alle riviste e anche ai giornali di partito. Fate conto di quante volte in 30 anni, sono cambiati i parametri dell’informazione, ma soprattutto che evoluzione ha fatto la comunicazione in questi ultimi decenni.

Gli unici documenti che non cambiano mai, sono i libri delle saghe, delle leggende, i testi celebrativi religiosi. Ecco cosa fa il Mattino e lo vediamo bene se lo osserviamo da un ottica antropologica: è l’analogia di testi che reiterano i fasti del passato Egitto o della società inca o maya, di una bibbia e ne celebrano riti e abitudini che ormai i fedeli conoscono. Ma lungi dall’informare o dal dare punti di vista, il Mattino è relegato a libro di culto, al pari dei messali che le nostre nonne o bisnonne tenevano sempre stretti.

Litanie ripetute anno dopo anno, che si svuotano di significato per avere un ruolo liturgico e religioso. È così che probabilmente, sia l’officiante (chi scrive il Mattino), sia il fedele, si ritrovano rassicurati in un alveo che conoscono, che è come una bolla fuori dal tempo. In questa bolla ci sono le contumelie, che possiamo parificare alle giaculatorie cattoliche, ci sono i santi (Il Nano, Maspoli, Borradori), c’è la divinità, il fantomatico popolo sovrano, che sta diventando a tuti gli effetti una figura nebulosa come la trinità. Tutti sanno che c’è ma nessuno la sa spiegare bene.

E come ogni religione dogmatica, la lega veicolata dal Mattino, segue in maniera maniacale le proprie regole, come un monaco benedettino, senza chiedersi ormai più se sono giuste o sbagliate o se sono adattate ai tempi. La verità non ha più importanza, e invece il dogma assurge proprio a regola liturgica e a dettame biblico e coranico.

Un bell’esempio è la continua e ostinata negazione del cambiamento climatico. Ancora domenica da esempio, il Mattino si scaglia contro un sondaggio che vede alla prima preoccupazione degli Svizzeri il clima. Che è anche una cosa ovvia, chiunque ragioni minimamente, non può non rendersi conto che gli altri problemi sono secondari, anche la guerra, la crisi, l’aumento di casse malati, sono risibili di fronte a eventi catastrofici legati al clima come ad esempio quello accorso recentemente sull’isola di Ischia.

Ma il mattino scrive in una sua “Chiccha”:

“Ma guarda un po’: secondo l’ennesimo sondaggio farlocco il “clima”, assieme alla previdenza per la vecchiaia, sarebbe in cima alle preoccupazioni degli svizzeri.

Il secondo tema ci potrebbe anche stare. Il primo fa ridere i polli!

Ci piacerebbe sapere chi hanno interpellato gli autori dell’indagine pilotata: un campione di politicanti ro$$overdi svizzerotedeschi con il borsello rigonfio? (…)”

Il foglio verde della lega, ancora una volta nega, di fronte a i propri dogmi, sia il cambiamento climatico, sia il sondaggio che sancisce, di per sé, una verità che ormai è sotto gli occhi di tutti. È per questo che l’operazione Mattino della domenica diventa affascinante come la stele di rosetta, l’Arazzo di Bayeux o l’Iliade di Omero.

Materiale affascinante per gli archeologi dei secoli a venire (se non ci saremo estinti nel frattempo a causa dei cambiamenti climatici), che potranno così studiare un culto che, come nelle civiltà passate, riproponeva fasti scomparsi e la malinconia di un tempo che fu.

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