Il piano dell’Emiro

Pubblicità

Di

Per le 7 persone in tutto il cantone che ancora non lo sappiano, in queste settimane si sta svolgendo la coppa del mondo di calcio – torneo generosamente ospitato dall’Emirato del Qatar. 

Come è potuto succedere che un paese minuscolo, privo di tradizione calcistica e con temperature estive proibitive sia stato scelto per ospitare il più prestigioso torneo calcistico a livello globale? La risposta, almeno nell’immediato, è semplice: corruzione. Ma la risposta è più complessa, e l’assegnazione di questa coppa del mondo al Qatar è solo una tragicomica conseguenza delle scelte fatte dalla FIFA nel corso degli anni.

Facciamo un passo indietro: come si decide chi ospita la coppa del mondo? La decisione è presa tramite votazione da un gruppo molto ristretto di persone, 37 i membri del Comitato Esecutivo FIFA (conosciuto come “Exco”). Queste persone sono presidenti e rappresentanti delle varie federazioni calcistiche continentali che, unite, formano la FIFA. 

Quando viene “aperta l’asta” per una nuova coppa del mondo, le nazioni interessate a ospitare il torneo si sfidano in due aste parallele. La prima è quella chiamata “pubblica”, dove le nazioni cercano di convincere il comitato esecutivo ad assegnare a loro il torneo offrendo di mettere a disposizione stadi, infrastruttura televisiva, hotel e quant’altro. 

La seconda asta, che si svolge dietro le quinte, è la ragione per cui la FIFA ha la (ben giustificata) fama di essere un’organizzazione estremamente corrotta; questa “asta al buio” consiste nel pagare i vari membri del comitato esecutivo svariati milioni in cambio del loro voto. In questo esercizio le nazioni meno democratiche hanno un vantaggio, non dovendo giustificare al pubblico il denaro speso per corrompere il comitato.

Sia nel caso di Germania 2006, Sud Africa 2010, Brasile 2014 e Russia 2018 ci sono state diverse istanze di voti “comprati”, ma con una differenza chiave rispetto al caso Qatariota; Paesi come Russia, Brasile e Germania già possedevano la tradizione calcistica e l’infrastruttura necessaria ad ospitare un mondiale, il che rendeva possibile “mascherare” la decisione come legittima. 

Le ragioni per cui un paese può voler organizzare una coppa del mondo sono molteplici: guadagno monetario, pubblicità positiva… Ma il Qatar ha dovuto spendere oltre 300 miliardi di franchi per costruire l’infrastruttura necessaria per un mondiale, un costo che sicuramente non verrà recuperato con i comparativamente miseri introiti turistici e televisivi. Quindi, che cosa vuole il Qatar?

Guadagnarci? Decisamente no, il mondiale per loro è una perdita netta e il ricchissimo emirato sicuramente non ha bisogno di altri soldi. 

Pubblicità positiva? Più probabile, ma difficile: le autorità Qatariote non hanno fatto nulla per nascondere leggi e regole che al resto del mondo risultano draconiane e disumane. Di controcanto, la Russia si presentò pulitissima e il Brasile costruì dei “ripari visivi” per celare i quartieri più poveri nei pressi degli stadi – sforzi necessari se l’obbiettivo è farsi pubblicità.

La realtà è che al Qatar del calcio non frega un fico secco. Né gliene frega di fare bella figura agli occhi di un mondo che continuerà a comprare il suo petrolio. 

Questo mondiale si inserisce perfettamente nel più ampio contesto del progetto che il governo Qatariota ha per il paese. Il Qatar ha soldi, ma non ha Qatarioti: essendo paragonabile al Ticino per superficie e popolazione autoctona, l’emirato ha poche possibilità di sviluppare la terra oltre i confini della capitale, Doha. 

Ma una coppa del mondo richiede stadi, stadi che devono essere sostenuti da un network di hotel, ristoranti, negozi. Questi richiedono lavoratori per essere costruiti ed entrare in funzione, lavoratori che devono pur essere alloggiati da qualche parte. Questa coppa del mondo è una “scusa” per costruire e pubblicizzare intere città che, una volta finito il torneo e smantellati gli stadi, continueranno a esistere. E il problema originale, quello dei pochi abitanti? Di facile soluzione: importando milioni di operai da paesi come India, Nepal e Bangladesh che vivranno nelle città dopo averle costruite.

Questa è forse la nota più triste di questa tragedia che chiamiamo mondiale. Il 90% della popolazione del Qatar è straniera, poveracci importati con contratti disumani e che finiscono per lavorare in un effettivo stato di schiavitù. Secondo le stime ufficiali, oltre 6500 operai sono morti lavorando in temperature altissime e pessime misure di sicurezza, e milioni sono impossibilitati a lasciare il Qatar o il loro impiego poiché le autorità hanno confiscato loro i documenti necessari. 

E a fine coppa, l’emirato si ritroverà con milioni di poveracci bloccati nel paese, alla mercé della ricca élite nativa e cittadina del Qatar – un proletariato artificiale da sfruttare, un esercito di schiavi per costruire infiniti monumenti nel deserto.

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!