L’emblematico caso Sumahoro

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La sinistra italiana, è vittima in questi giorni, del caso Sumhaoro, il sindacalista che era stato eletto alle recenti elezioni parlamentari italiane per la sinistra e i verdi.

Ne avevamo parlato, con toni di elogio, visto che la storia di riscatto di Sumahoro era rappresentativa di quella strada di vita che la sinistra persegue da decenni, in relazione ai migranti e allo sfruttamento della bassa forza lavoro. (leggi qui sotto)

Allo stesso modo, oggi la destra usa Sumahoro proprio come esempio di quello che loro vanno dicendo da sempre: le cooperative mangiano soldi allo stato sfruttando i migranti. 

E in effetti, suocera e moglie di Sumahoro sono ora indagate per la gestione di una cooperativa (la Karibu di Sezze, in Lazio) in cui, secondo voci insistenti e testimonianze, non tutto andava come doveva, anzi, scrive repubblica:

“Cinque milioni e mezzo di euro in 18 anni e quasi tutti senza gara, andando avanti di proroga in proroga. Una somma imponente quella che ha incassato la cooperativa Karibu dal Comune di Sezze, in provincia di Latina, dove ha sede la coop della moglie e della suocera del deputato Aboubakar Soumahoro, Liliane Murekatete e Marie Therese Mukamitsindo. (…). Coop su cui sta indagando la Procura della Repubblica di Latina, cercando di far luce su stipendi non pagati ai dipendenti, migranti costretti a tirare avanti con poco cibo, senza acqua e senza luce, ipotesi di fatture false, raggiri e flussi di denaro diretti all’estero e in parte rientrati in Italia.”

Sumahoro si è ora autosospeso dalla carica di parlamentare, o meglio, molto probabilmente “è stato” autosospeso da quella sinistra e verdi che oggi, con amarezza e rimpianto, gli rinfacciano (giustamente) poca chiarezza e poca celerità nell’informare la dirigenza sui guai che ora vedono Sumahoro se non come protagonista, perlomeno come complice morale.

Ed è in effetti una questione soprattutto politica più che giudiziaria. Sumahoro dice che non sapeva nulla, e che se fosse stato a conoscenza di un indagine non si sarebbe nemmeno candidato. Eppure le accuse sia di utenti che di dipendenti o di soci di Sumahoro sono pesanti e si sommano agli eventi giudiziari. 

Ma è lecito che un politico ignori quello che fa la sua famiglia? La legge dice di si, l’etica collettiva, soprattutto a sinistra, dice di no. Ed è sempre stato un problema oggettivo della sinistra, spesso vittima della propria coerenza. Se un Berlusconi sostenuto dai suoi parlamentari, poteva rimanere tranquillamente al suo posto nonostante i rapporti con Ruby (Kariam el Marough), ragazza Marocchina minorenne, inventandosi che fosse la nipote del presidente egiziano Mubarak, è impossibile per una sinistra non andare a fondo, anche dolorosamente, su fatti dubbi e che creano disagio ai propri elettori, per cui l’etica politica ha tutto un altro valore rispetto alla destra.

Sumahoro, ospite anche da Corrado Formigli a Piazza pulita, risponde alle domande scomode ma non risulta purtroppo sinceramente credibile. Impossibile non avesse visto, non avesse saputo, non si fosse accorto di quello che succedeva nella sua famiglia. Se una persona è innocente finché non si prova il contrario, diversa cosa è per l’etica e la morale che dovrebbero e devono guidare una sinistra credibile e onesta. Sarà il tempo a giudicare Sumahoro, e abbiamo seri dubbi che sarà clemente con l’ex sindacalista. 

Siamo dispiaciuti e amareggiati per tutti coloro, come noi, che hanno visto in Sumahoro un paladino dei poveri e dei diseredati, un esempio di riscatto sociale, un capopopolo nella più bella eccezione del termine. Quello che pensavamo oro era terracotta ed ora la sinistra ne paga le pesanti conseguenze politiche. Ma a pagare, sono soprattutto i braccianti e i migranti, che ora sono sotto l’impietosa lente di una destra che vede le navi delle ONG come vascelli pirata e le cooperative come un coacervo di criminalità.

Uno smacco ingiusto e crudele per chi, in Italia, crede ancora che una sinistra vera possa esistere.

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