Mile morto lavorando

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Si chiamava Mile Bojc. È morto nel crollo di una scala in cemento armato che stava casserando i un cantiere di Bellinzona. Mile aveva 44 anni, una famiglia e abitava nella città in cui è morto.

Magari la domenica in casa di Mile si preparavano i cevapcici con la cipolla cruda e il Kajmak ed era una piccola festa. Magari nelle belle giornate delle settimane appena trascorse ha portato i figli alla golena del Ticino a fare una passeggiata.
Un’autunno anomalo questo, dove il caldo tepore tanto gradito nasconde però l’insidia del cambiamento climatico.

Allo stesso modo, un lavoro onesto e magari anche gratificante, nasconde pericoli che l’uomo, Mile, non è in grado di contrastare. E allora una scala in cemento diventa come una bufera d’inverno, che tutto distrugge e lascia congelato il suolo.

Potrei parlare della cassa pensioni dello stato, committente della costruzione, potrei parlare di negligenza, potrei parlare di misure di sicurezza e di maggiori controlli. Ma c’è una sola cosa, realistica e così normale: di lavoro si muore. Sì, nonostante le norme suva e tanti altri fattori, nonostante ponteggi a norma, caschi, maschere, protezioni…di lavoro si muore. E fare il muratore o il carpentiere è un mestiere a rischio, un mestiere pericoloso. Basti pensare che quelle nell’edilizia sono professioni che hanno un’incidenza di mortalità molto più alta di quella della polizia, che siamo portati a pensare sia il mestiere pericoloso per eccellenza.

Perché sopravvivere, avere una famiglia, poterla mantenere nel decoro, è il fine a cui quasi tutti tendiamo. C’è chi lavora in ufficio, in ambienti caldi e protetti, e chi si trova all’esterno, spesso in balia di tempo inclemente, a lavorare con macchinari che sono potenzialmente letali. E questa è un’incontrovertibile realtà. Poi possiamo fare tutte le polemiche che vogliamo, ma anche in Svizzera, con tutte le nostre regolette, i controlli e i codicilli, la gente come Mile muore.
Muoiono i muratori ma anche i ferrovieri, sono 4 i decessi nel 2022 tra il personale FFS.

In Svizzera da un decennio circa, il numero di morti è stabile, tra malattie e infortuni professionali, si parla di circa 200 casi l’anno, casi che si sono dimezzati, dagli anni ’90. E se la Svizzera è messa meglio di alcuni paesi per quanto riguarda le morti per infortunio sul lavoro, non è certo tra i primi della classe. Nella confederazione elvetica, l’ILO stima in 1,3 ogni 100’000 abitanti i morti sul lavoro, una percentuale che in Italia è del 2,4 e in Francia del 2,6 un dato che invece, e non stupisce più di tanto, negli USA arriva a 5,3 su 100’000. Ma c’è poco da gioire: La Germania ha un tasso dell’1% e il Regno unito addirittura dello 0,8.

E il 2020 non è stato gentile con il Ticino, che ha visto raddoppiare i morti sul lavoro. Ne scrivevamo un paio di anni fa. (leggi qui sotto)

https://gas.social/2020/11/troppi-morti-sul-lavoro-in-ticino/

Dunque si può e si deve migliorare. Norme poco chiare e controlli insufficienti sono probabilmente alla base del fenomeno. E se pretendiamo una società impeccabile, come la Svizzera ci ha abituati a ritenere, dobbiamo fare tutto il possibile per far calare questo numero.
Lo dobbiamo alla memoria di Mile e di tutti quelli come lui, che invece dell’“America”, hanno trovato solo una pietra tombale. 

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