Non smetterò mai di dargli da mangiare

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Già il quadriennio trumpista, devastato dalla pandemia, ci aveva fatto capire e disilludere sul sogno americano. Un sogno che affoga nell’obesità (il 41% degli statunitensi è sovrappeso) e in una sanità totalmente inadeguata (40 milioni di statunitensi sono senza copertura sanitaria). Un sogno sfilacciato e ormai logoro, una canzone dove si accavallano note stonate e stridenti.

Un paese con salari minimi da terzo mondo, con persone che hanno un’istruzione minima e settoriale con stati che, grazie a un federalismo sul modello di quello svizzero, fanno quello che gli pare con le leggi. Lo abbiamo visto recentemente con la sentenza della corte suprema sull’aborto (leggi qui sotto)

La storia che è apparsa sui media in questi giorni ha del surreale, e ricorda, per certi versi, quella che oggi punisce i rave. Una mentalità da manganello e carcere, come se così si risolvessero tutti i problemi. 

Ci trovamo a Bullhead, una cittadina dell’Arizona. Un paese che già nel nome non fa presagire aperture o capacità di sottili ragionamenti. Se abiti a “testa di toro”, probabilmente la cocciutaggine, soprattutto delle autorità, può essere letale come un bovino arrabbiato in un rodeo.

A farne le spese, una mite signora di 78 anni, ex ristoratrice e oggi volontaria, che prepara ogni settimana dei pasti per i senzatetto.

A Bullhead, come nel vecchio west, però non si fanno sconti, e i vagabondi non sono bene accetti. Di più, è anche illegale e criminale preparare e distribuire loro da mangiare. Avete capito bene, se dai un piatto caldo a un senzatetto in un parco diventi perseguibile per legge, vieni schedato e rischi il carcere. È quello che è appunto successo a Norma Thornton, che tra l’imbarazzo degli agenti, si è trovata a dover rendere conto alle legge del suo agire, dopo aver pulito il fondo del pentolone e servito l’ultimo homeless.

Una legge che ci ricorda certe nerborute azioni leghiste a Trieste, quando il vice sindaco buttava le coperte di un barbone nel cassonetto dei rifiuti (leggi qui sotto)

O come quando il capo dicastero socialità di Lugano Lorenzo Quadri, riteneva giusto soccorrere solo i senzatetto svizzeri. (leggi qui sotto)

le guerre ai poveri, di queste autorità gradasse e prepotenti, ci sono ovunque. Perché alla fine quello che interessa a quelli di Bullhead o a Quadri è che i poveri non gironzolino troppo spesso intorno al salotto buono di casa, se poi il problema si trasferisce altrove a loro va benissimo, la solidarietà non è tra le loro maggiori qualità. La città deve essere pulita, senza accattoni e, l’abbiamo visto recentemente in Italia, senza rave e giovani drogati che ballano fino a rintronarsi. La città deve essere come quei salotti sterili degli anni ’50 o 60, quando si usciva da un dopoguerra di povertà e divani e poltrone rimanevano in bella mostra senza essere usati per non rovinarli. Una cosa inutile, uno status sybol sterile e triste. 

Ma Norma, che poi supponiamo se ne freghi un po’ di finire in galera a 78 anni, è stata chiara: 

“Non sto favorendo il fenomeno dei senzatetto, sto solo permettendo a queste persone di sopravvivere.” E poi lapidaria, ha lanciato il suo guanto di sfida ai bulli con la stella di latta: “Non smetterò mai di dargli da mangiare, Mai.”.

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