Non ti piace la minestra?

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Lei ha vent’anni. È un’ex studentessa del liceo Cairoli di Pavia, ora iscritta a filosofia. Bjork studia a Milano adesso. I genitori hanno deciso di chiamarla così, come la cantante islandese. Bjork Ruggeri ha un David Bowie in versione Ziggy Stardust tatuato sul braccio sinistro. “Potrei essere incollata da qualche parte”, si legge sul suo profilo Instagram. Tra le tante foto ce n’è una di una scritta su di un muro. “La mattina a colazione cunnilingus e rivoluzione”. Poco sopra il cartello di una protesta contro la guerra in Ucraina. “Giustizia senza armi”. Bjork è diventata famosa per la minestra di verdure con cui, lei e altre due attiviste di Ultima Generazione, hanno battezzato “Il Seminatore”, un dipinto di Vincent Van Gogh esposto a Palazzo Bonaparte a Roma, sollevando l’indignazione dei soliti benpensanti da salotto.

“Siamo l’ultima generazione in grado di combattere il cambiamento climatico e abbiamo il dovere di agire”. Lo diceva già Ban Ki Moon, nel 2015, il penultimo segretario generale delle Nazioni Uniti. Oggi lo gridano i giovani attivisti che, nelle ultime settimane, hanno dato corpo alla protesta imbrattando una serie di opere d’arte nei musei di tutto il mondo. “Dobbiamo puntare in alto: verso l’adozione di un accordo ambizioso e universale a Parigi nel mese di dicembre, necessario per mantenere l’aumento delle temperature globali al di sotto della soglia di pericolo dei 2°C”, dichiarava fiducioso Ban Ki Moon sette anni fa, ricordando come la nostra sarebbe potuta essere l’ultima generazione in grado di prendere delle misure in grado di attutire il cambiamento climatico in atto.

Oggi, dopo la conclusione della COP27, sappiamo invece che abbiamo miseramente fallito l’obiettivo. Oltre a non essere riusciti a raggiungere un’intesa per creare un fondo col quale risarcire le perdite e i danni causati dal riscaldamento globale negli Stati più vulnerabili, pure l’obiettivo di rimanere sotto la soglia di 1,5°C deciso sette anni orsono a Parigi è ormai quasi certamente un obiettivo irrealizzabile. E questo Greta Thunberg, proprio come Bjork Ruggeri, lo sanno bene. Il mondo così come lo abbiamo conosciuto, fra un po’, non esisterà più. Ed è solo colpa nostra, non loro. È accaduto grazie all’efficienza del capitalismo che, rapace, ingurgita e fagocita tutto. Anche l’arte. Trasformando il genio di Van Gogh in calamite per il frigorifero, magliette, borse di tela e segnalibri.

Facendo di tutto una merce. Anche il nostro futuro. Perfino Bjork Ruggeri e le sue due compagne hanno dovuto fare i conti con il valore, non solo artistico, del dipinto scelto per inscenare la loro protesta. “Sia ben chiaro – ha dichiarato la ragazza – se il quadro non fosse stato sigillato non gli avremmo lanciato la zuppa addosso. Ci siamo informati con degli esperti prima per capire quale sostanza avrebbe potuto fare o meno danni”. Intanto però c’è chi di fronte alla bellezza offertaci da Madre Natura se ne fotte bellamente e continua a deturpare il Pianeta sono per trarne il massimo profitto. 

Un guadagno che ci sta portando dritti dritti verso l’Apocalisse. Non ti piace la minestra? Allora salta dalla finestra, fa il detto. Come a dire che non c’è alternativa. Invece ci sarebbe eccome. Peccato che a decidere delle sorti del mondo sia un manipolo di miliardari che del nostro futuro e di quello della nostra casa comune se ne frega. Greta e Bjork lo sanno bene. Alcuni di noi al contrario vorrebbero dimenticarlo. Rimuoverlo. Ecco perché fa loro così tanta rabbia sapere di una zuppa lanciata contro un Van Gogh. Ma è esattamente ciò abbiamo fatto e continuiamo a fare tutti i giorni, noi, con la Terra.

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