Otto miliardi, siamo troppo

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Stando alle stime delle Nazioni Unite, la popolazione mondiale ha appena superato gli 8 miliardi di abitanti. Fino al 1800 eravamo meno di un miliardo. Sono però bastati solo 12 anni per passare da 7 a 8 miliardi. Un record che dovrebbe farci riflettere, ma anche spaventarci. Un record che testimonia i successi e i progressi scientifici raggiunti in campo medico e sanitario, ma per il quale c’è davvero poco da festeggiare. L’idea che la Terra, un pianeta finito e limitato, possa sopportare una crescita infinita è pura follia. Ne è convinto perfino il segretario generale dell’ONU Antonio Guterres. 

Il continuo aumento della popolazione umana è una minaccia per l’equilibrio naturale e il benessere di tutte le specie viventi del nostro Pianeta. Ma anche per la Terra stessa. Una crescita inarrestabile, così com’è quella alla quale abbiamo assistito in appena 12 anni è insostenibile e irrealizzabile, a dircelo sono la scienza e alcune delle leggi fondamentali della fisica. Se tutto ciò è stato possibile grazie ai progressi raggiunti nei campi della medicina, dell’alimentazione e dell’igiene, è altrettanto sicuro che lo stress test a cui stiamo sottoponendo la Terra è del tutto insensato.

Le ragioni di questa preoccupazione vanno individuate soprattutto nelle possibili tensioni, nei conflitti che potrebbero crearsi tra paesi ricchi e paesi con un basso reddito pro capite ma con un alto livello di fertilità. Per il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres “se non colmiamo l’abisso tra chi ha e chi non ha, ci troveremo davanti un mondo forte di 8 miliardi di persone dominato da tensioni, sfiducia, crisi e conflitti”. Del resto, la questione è nota: una cerchia ristretta di miliardari controlla una ricchezza pari a quella della metà più povera del mondo. 

Una concentrazione della ricchezza che, soprattutto negli ultimi anni, ha alimentato proprio la rabbia di chi deve affrontare quotidianamente la fame oppure è costretto a fuggire dalle guerre o dalle conseguenze più devastanti prodotte dal surriscaldamento climatico globale. Tra l’altro, il fatto di aver raggiunto gli 8 miliardi di persone, proprio nel bel mezzo della COP27, la conferenza sul clima di Sharm el-Sheikh, non sembra poi così casuale. Al contrario risuona come un monito, una profezia rispetto alla difficoltà dei paesi ricchi, che sono i maggiori responsabili del riscaldamento globale, e dei Paesi poveri, che chiedono aiuto per farvi fronte, di accordarsi sul come affrontare ragionevolmente gli anni a venire e la crisi climatica.

Il rischio di un collasso ambientale e climatico è molto concreto. Quello di nuove guerre per contendersi le risorse, e in particolare l’acqua, pure. Purtroppo i numeri attuali riguardo alla popolazione del Pianeta non sono affatto di buon auspicio rispetto al futuro. Ci dicono invece come l’impresa di ridurre la produzione di gas serra e rimanere al di sotto degli 1,5 °C di aumento medio della temperatura globale non avverrà. Non nei tempi e nei modi che gli accordi siglati in passato ci avevano fatto credere che fosse possibile. Quella del clima è una causa già persa, le cui conseguenze ti toccherà pagare a rate nei prossimi anni e decenni.

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