Pago col chip… sottopelle

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Da qualsiasi punto la si guardi, la questione, risulta a dir poco singolare. La notizia è ormai già di qualche mese fa. Una startup londinese, aveva dichiarato di aver lanciato sul mercato un chip impiantabile sottopelle che ci avrebbe consentito di pagare giusto appoggiando il polso ad un lettore. Quest’innovazione finanziaria resa possibile dall’innovazione tecnologica, nel frattempo, è sbarcata anche in Svizzera. A darne notizia è il Blick. In pratica si tratta di un dispositivo che consente a chi lo possiede di fare transazioni senza più dover andare in giro con i soldi in contanti. Pura follia oppure una tecnologia utile e al passo con i tempi? Ma soprattutto, dal punto di vista etico, come la mettiamo?

Non è la prima volta che il futuro diventa presente. Uno spot del 1993 mostrava tablet e videochiamate che sarebbero arrivati sul mercato solo qualche decennio dopo. In “Matrix”, film di culto dei fratelli Wachowski nel frattempo diventate sorelle, c’era già il metaverso fatto e finito. Così come qualcuno aveva già ipotizzato a inizio secolo cosa avrebbe significato avere uno smartphone. “Il prossimo orrore moderno che inventeremo sarà il telefono portatile”, diceva nel 1919 il vignettista inglese W. K. Haselden, che in quanto a previsioni e fantasia se la cavava piuttosto egregiamente. 

Per la verità, poter fare tutto senza più il bisogno di andare in giro con un portafogli rigonfio di moneta o banconote, è una cosa che, già oggi, possiamo fare grazie a tessere, carte o altre diavolerie tecnologiche senza per forza farsi impiantare un chip sottopelle. Eppure “lo trovo fantastico, se qualcuno mi deruba ho comunque i soldi con me” ha dichiarato al quotidiano d’oltre Gottardo, il poco più che ventenne Gian-Andrea Huonder. Cosa che risulta essere un po’ una contraddizione se il più grande vantaggio del chip è quello di non poter essere rubato o portato via, a meno di un’amputazione dell’arto o simili.

Secondo il suo inventore il vantaggio sta tutto proprio nel poter dormire sonni tranquilli dato che non può essere perso a differenza di tutto ciò che abbiamo avuto con noi finora. Con noi, non dentro di noi. “Penso sia fantastico, perché se mi dovessero rubare tutto durante le vacanze, ho ancora i miei soldi con me” ha aggiunto il giovane Huonder, ricco zurighese entusiasta del suo bel chip. Un chip prepagato che utilizza la tecnologia Nfc, lo stesso sistema di pagamento contactless presente negli smartphone. C’è però chi non ha trovato la cosa particolarmente geniale. Abbiamo davvero bisogno di un microchip, per quanto grande come un chicco di riso, impiantato sottopelle?

 A rassicurare chi avesse intenzione di regalarsene uno per Natale, ci pensa il suo inventore. Usando la tecnologia Nfc, questi chip non hanno una fonte propria di energia, né emettono onde radio o radiazioni e neppure possono essere tracciati o identificati. Anche sull’impianto in sé, dal punto di vista della sicurezza medica, il nostro eroe continua a non avere dubbi, al punto da paragonare l’impianto del chip a quello dei denti finti, delle protesi auricolari, pacemaker e simili. La differenza qui però è evidente, senza il bisogno di girarci troppo intorno. 

Il chip della discordia non ci aiuta a vivere meglio. A vedere o sentire meglio o a vivere più a lungo. Ci trasforma casomai in carte di credito viventi. Se un tempo la possedevamo soltanto, oggi possiamo addirittura diventare noi stessi la carta. È davvero l’apoteosi del capitalismo. La carta prepagata siamo noi. Saremo dei bancomat ambulanti pronti a comprare qualsiasi cosa semplicemente sfiorando il lettore di turno. Tutto questo almeno fino a quando il chip non risulterà superfluo e basterà fare l’occhiolino di fronte a un lettore della nostra retina che, dopo averne certificato l’autenticità, leggerà la strizzatina d’occhi come un okay per il pagamento. Proprio così. È questo il futuro, bellezza. E tu non ci puoi fare nulla. 

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