Piante ormai alla frutta

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Malgrado siano arrivati i primi freddi, l’estate senza fine proseguita fino a pochi giorni e settimane fa non è stata certo un toccasana per gli alberi dei nostri giardini, parchi e boschi. Che abbiate o meno il pollice verde, probabilmente saprete già come le piante siano elastiche. E lo sono davvero, ma fino a un certo punto. Infatti sono state soprattutto loro ad aver sofferto per l’estate infinita. Tra gli effetti della crisi climatica c’è infatti pure lo stress subito dalla flora e quest’estate caldissima e interminabile ha mandato in tilt l’orologio biologico degli alberi esponendoli maggiormente all’attacco di muffe e parassiti.

Dopo che la siccità e il gran caldo sembrano ormai definitivamente alle spalle, forse, fermarsi un attimo a riflettere su ciò che abbiamo vissuto, è d’obbligo. Quanto e come hanno patito le aree verdi? I polmoni verdi attorno a noi ci faranno ancora da scudo? Dalle osservazioni condotte un po’ ovunque ci si accorge che il surriscaldamento climatico globale ha già fatto le prime vittime. Alcune specie arboree, per esempio alcune varietà di conifere, stanno lentamente scomparendo non essendo state capaci di acclimarsi.

Non tutte le piante hanno la fibra necessaria per resistere al cambio di passo. Le nuove temperature minacciano specie arboree, arbustive ed erbacee. In questi mesi di siccità e di caldo abbondantemente sopra la media abbiamo assistito ad uno scompenso che si verifica in particolar modo proprio quando le temperature, sia durante il giorno che di notte, sono troppo elevate per un periodo di tempo troppo lungo. Al punto da causare un danno irreversibile alla funzionalità delle piante o peggio la loro morte.

Con il caldo insetti, muffe e funghi proliferano. La continua sollecitazione prodotta dal caldo non fa altro che disturbare le piante intralciando il loro sonno ristoratore. Le piante sono affaticate dalle continue ripartenze e non hanno più una fase di riposo sufficiente per rigenerarsi. Inoltre con il soccombere di alcune specie che non sono più in grado di reggere lo stress, anche la biodiversità dei nostri boschi s’impoverirà. Nei prossimi anni, soprattutto nelle aree urbane, non sarà necessario soltanto creare delle aree verdi, ma anche scegliere quelle piante in grado di reggere gli sbalzi climatici e le ondate di calore. 

Soprattutto oggi, con una popolazione mondiale che ha ormai raggiunto gli otto miliardi di persone, immaginare aree urbane e progettare la città verde del futuro per tenere a bada inquinamento e cambiamenti climatici dovrebbe essere prioritario. Dovrebbe esserlo più del costruire alimentando la speculazione edilizia, eliminando la possibilità di avere terreni a disposizione perché siano giardini o parchi. Le nostre città saranno sempre più calde e più aride. Ma cosa stiamo realmente facendo per porre un freno a tutto ciò?

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