R.I.P Twitter

Pubblicità

Di

E fu così che si ebbe la rivolta di twitter. Il cinguettio che si trasforma in un grido di protesta, avviene dopo l’acquisizione del social media da parte del miliardario sudafricano Elon Musk.

Ultimo acquisto di Musk, Twitter si è trovato prima a confrontarsi con il benservito ai suoi manager e poi con un licenziamento in blocco di metà del personale.  (leggi qui sotto)

Le nuove condizioni di Musk per quelli che restano, ricorda più il discorso di Winston Chirchill agli inglesi durante la seconda guerra mondiale, che prometteva solo lacrime e sangue.

Musk, più prosaico, aveva promesso che non ci sarebbero state promozioni e aveva chiesto di lavorare di più. A chi non era d’accordo, dava 24 ore di tempo per ripensarci.

Se è così che per Musk si fa azienda, ha qualche problema a stabilite in che secolo vive. Certi metodi andavano bene con servi della gleba terrorizzati dagli armigeri, non in paesi occidentali nel ventunesimo secolo. E infatti, a cotanta tracotanza, c’è stata la risposta di centinaia di dipendenti, che hanno deciso così di licenziarsi. Perché signori, a tutto c’è un limite. 

Musk, in preda alla foia di capitalizzare e di recuperare i 44 miliardi che ha speso per comprarsi Twitter, si mette a fare il satrapo della situazione. Non stupisce più di tanto il suo recente endorsement ai repubblicani statunitensi e la riapertura del mezzo a Donald Trump. La mentalità del liberismo americano è perfettamente in linea col Musk-pensiero: Lavora a capo chino, non rompere le scatole, non pretendere nulla e ringrazia San Musk che hai un lavoro.

Uno dei dipendenti che si sono licenziati ha commentato: “Entrare in questa compagnia era stata una delle decisioni più facili che avessi mai preso. Oggi lo è andarsene”.

Ed è ovvio, con la prospettiva di lavorare come muli e di non avere la minima gratificazione, l’unica cosa che ti può tenere al tuo posto è la fame. Chi invece ha una formazione e possibilità alternative, dà un bell’addio alla cinguettante piattaforma per altri lidi, tanto di social è pieno il mondo.

Ma la partenza di queste centinaia di dipendenti rischia di mettere in crisi Musk, che facendo il gradasso pensava di risparmiare. Ognuno di loro, per contratto, ha diritto ovviamente a tre mesi di preavviso. Tre mesi che dubitiamo molto siano proficui per chi ha intenzione di mandare a farsi friggere il miliardario. A questo, si aggiungono i numerosi inserzionisti che, senza garanzie di controllo sul materiale pubblicato, preferiscono abbandonare la piattaforma per evitare problemi o ritorni negativi di immagine.

L’operazione muscolare di Musk sta andando un po’ a ramengo, perché tra licenziamenti e abbandoni, manca il personale qualificato per fare andare avanti la baracca (soprattutto mancano ingegneri informatici). Scrive Repubblica: 

“La situazione è destinata ad aggravarsi: molti dei dipendenti che hanno lasciato nelle ultime ore erano quelli più esperti addetti a scovare le informazioni scorrette postate sulla rete, gli account falsi e quelli che si spacciavano per personaggi famosi. Ma non sono i soli a dire addio a Twitter: molti utenti con centinaia di migliaia di follower stanno salutando con post in cui annunciano o l’uscita.”

I social media sono una brutta bestia. Per parafrasare un detto cinese: È facile salire a cavallo di una tigre, ma è difficile scendere. E l’uccellino di twitter, che per Musk si sta trasformando in una tigre tutta zanne, ne è l’esempio. Perché quando proivi a scendere, la tigre ti mangia. 

Il miliardario sudafricano, che pensava di imbrigliare tutto col potere del denaro, si trova a fare i conti non con dei mujik russi, ma con personale formato e consapevole e con internauti che mal sopportano la sua prepotenza.

Il trend topic negli ultimi giorni negli States è stato #RipTwitter.

Più lapidario di così…

Pubblicità

GAS è gratuito, perchè riteniamo fondamentale che il maggior numero di lettori possibile possa avere un’informazione alternativa rispetto alla stampa ufficiale.

Il nostro lavoro, tuttavia, comporta degli investimenti. Abbiamo scelto di non ricorrere alla pubblicità per non “sporcare” il sito con annunci pubblicitari, e mantenere la nostra indipendenza rispetto al mondo imprenditoriale ed economico. Ci sosteniamo solo tramite le adesioni dei nostri soci e le donazioni dei nostri lettori.

Se anche tu vuoi aiutarci ad andare avanti nel nostro lavoro di informazione indipendente e alternativa, puoi contribuire diventando socio di GAS oppure con una donazione libera. Grazie per il tuo supporto.

NO,GRAZIE!