Senza Netflix è un gran sacrificio

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“Netflix vietato in caso di penuria, scoppia la rabbia” titola TIO. Fonte di tanto disagio, le paventate misure di austerity energetica proposte dal Consiglio federale. Una levata di scudi si è avuta dalla società civile ormai schiava delle serie tv e dai soliti politici che cavalcano il disagio e la rabbia popolare. Qualcuno si è fermato a pensare cosa voglia dire? Ne dubito.

È però interessante cercare di capire dove, e in che modo, è possibile risparmiare. Quelle che sembrano misure cretine e raffazzonate, spesso non lo sono, basta cercare di capire invece di correre in giro per il cortile come galline senza testa. 

Parliamo della proposta, inserita in un dettagliato elenco di altre misure proposte dal Consiglio federale, di eliminare temporaneamente i servizi di streaming. La misura parte da abbassare la risoluzione a eliminare del tutto e per un certo lasso di tempo il servizio. Oddio, detto poi tra noi, siamo andati avanti secoli senza Netflix e lo streaming non è inserito nella carta internazionale dei diritti dell’uomo.

Comunque vediamo di ragionare un attimo su una misura che a molti sembra inutile e stupida. Il consumo energetico mondiale è composto dall’insieme di industrie, anche pesanti, come quella siderurgica o manifatturiera di tutto il mondo, aggiungiamoci strutture agricole, serre, economie domestiche e tutto quanto. 

Bene, il 7% di questa energia viene divorata da internet, mica poco.

Secondo una recente ricerca di GreenPeace, Internet consuma appunto ben il 7% dell’energia elettrica mondiale. In particolar modo risultano essere responsabili ripetitori, data center e strutture a supporto della Rete che generano un consumo elevato. 

Altra notizia interessante, l’80% dell’energia consumata da internet, è dovuta allo streaming, dunque alla visione e allo scaricamento di video delle piattaforme preposte a questo utilizzo. A questo punto il risparmio energetico non è più così risibile. 

Ma c’è di più, Il consumo dei Faang ((Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google), è passato in tre anni (dal 2018 al 2020) da 16,6 Megawatt/ora a 49,7, dunque più che triplicato. Sempre i Faang, se vogliamo fare i pedanti, hanno prodotto, sempre nello stesso lasso di tempo 98,7 milioni di tonnellate di CO2, più di tutta la Repubblica Ceca (92,1), con un aumento aggregato delle emissioni totali del 17% dal 2018 al 2020.

Il giudizio è lapidario, se Internet fosse una nazione, secondo il Global Carbon Project, sarebbe la quarta più inquinante al mondo, dopo Cina, Stati uniti e India.

Vediamo allora che le misure che verranno forse chieste, non sono così idiote come sembrano e sommate garantiscono l’approvvigionamento a tutta la popolazione con sacrifici minimi. Anche perché misure che a noi sembrano minime, ma moltiplicate per milioni di economie domestiche, fanno la differenza. Come per il voto, magari il mio voto personale non cambia le cose, ma quello di milioni di cittadini come me, se andiamo tutti nella stessa direzione, sì. Se però questi sacrifici preferiamo non farli va bene. Taglieremo l’elettricità per due o tre ore al giorno e continueremo a vederci netflix nelle 21 rimanenti. Meglio così o no?

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