Studenti, depressi quasi la metà

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In Svizzera, un rapporto dell’Ufficio federale di statistica, ha fotografato lo stato di salute dei nostri giovani studenti universitari nel corso del 2020, quindi in piena pandemia. È il dato che ne emerge è a dir poco allarmante. 4 ragazzi su 10 hanno raccontato di aver accusato la situazione, manifestando sintomi depressivi e ansia. A tutto ciò va poi aggiunto il senso di solitudine accentuato dalle misure imposte per contenere la diffusione del Covid-19. Eppure, malgrado ci si trovi di fronte ad un’altra emergenza, non meno grave di quella pandemica, le armi fin qui adottate per affrontarla, sembrano armi spuntate.  

Che la pandemia e il trauma che ne è derivato in alcun casi abbiano alterato la salute psichica di molti studenti, soprattutto di quelli delle scuole universitarie, non è un mistero per nessuno. La paura instillata da un nemico invisibile, eppure concreto e reale, ha mandato in tilt non solo loro. E, probabilmente, non si è trattato soltanto di un episodio dell’oggi. Pensando al recente passato ci sono almeno altri due esempi di come un nemico simile possa lasciare sulla pelle di chi ci si confronta cicatrici indelebili.

In Europa come in Svizzera, nei favolosi e spensierati anni Ottanta (leggeri per modo di dire), c’è stato davvero poco di cui rallegrarsi se pensiamo che, nel 1986, c’è stato prima il disastro di Chernobyl, con lo spettro della radioattività che aleggiava sul Vecchio Continente, e poi, a ruota, il flagello (per alcuni addirittura divino) dell’Aids. Mostri che, anche in quel caso, si sono mangiati parte della nostra salute mentale. Del nostro benessere. Della nostra voglia di vivere. 

Perché è esattamente di questo che si tratta. Quando la vita diventa più faticosa di quello che già è e non ci dà più alcuna soddisfazione, la sensazione di trovarsi con le spalle al muro, o in un vicolo cieco, è inevitabile. E l’unico modo per uscirne davvero è farsi aiutare, chiedere aiuto. Perché i traumi non si superano mai da soli. Eppure, nel 2020, solo il 3% di loro si è rivolto a un servizio di sostegno psicologico. A riprova del fatto che, il chiedere aiuto, viene visto come un segno di debolezza o peggio di cui vergognarsi.

Ben il 53% dei giovani universitari ha riferito di essersi sentito giù di morale, depresso e disperato, ben più di prima della pandemia. E testimoniare il fatto che la pandemia ha agito proprio in questo modo, annichilendo i nostri studenti, c’è per esempio il fatto che i ragazzi e le ragazze ad averne risentito maggiormente sono studenti dell’area artico-creativa. Come si fa a galoppare sulle ali della fantasia e della creatività, se la morte ci sta alle calcagna come un’ombra scura e minacciosa?

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