Zombie con lo smartphone

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A me gli occhi, please. Avere la testa altrove non è bello. Può capitare, per carità. Soprattutto quando si è innamorati. Ma non è bello, in modo particolare, se stiamo camminando per strada, incuranti o quasi di ciò che ci capita attorno, con lo sguardo appiccicato, che non molla nemmeno un secondo lo schermo del vostro telefonino. Di solito ad accompagnare la scena c’è l’immancabile sorrisino ebete, a confermare la nostra momentanea assenza. Tanto da sembrare degli zombie. Guardatevi attorno. C’è pieno di pedoni che fissano il proprio smartphone mentre, incuranti del traffico, attraversano pericolosamente la strada e non solo. Così, per loro, oggi c’è una parola, un nome che è l’unione di smartphone e zombie: smombie.

“Chi cammina per strada senza alzare lo sguardo dallo smartphone, rischiando di inciampare, scontrarsi con altre persone, attraversare la strada in modo pericoloso”. Smombie. A certificarlo c’è perfino il vocabolario Treccani che ha inserito tra i neologismi questa parola ormai necessaria per definire un fenomeno, una cattiva abitudine, tanto dilagante da aver costretto alcune amministrazioni pubbliche a correre ai ripari. Per esempio installando semafori pensati apposta per quei pedoni che non alzano quasi mai lo sguardo dal proprio cellulare.

 In Cina, a Xian, sono previste delle corsie dedicate apposta per gli smombie. Oppure c’è chi ha adottato dei segnali luminosi posti sulla strada che indicano quando si può attraversare oppure no. Sono stati sperimentati in alcune città di Germania, Olanda, Norvegia e Spagna. Altrove però si è meno clementi. Per esempio, per chi attraversa la strada distratto dal proprio smartphone possono esserci delle multe, anche salate. In Corea del Sud si sta addirittura sviluppando un app. Invece a Bolzano ci s’ingegna un po’ più alla buona. Con pali della luce rivestiti da cuscinetti di gommapiuma.

Certo, volendo, tutta questa faccenda, la si può prendere sul ridere, se non fosse che ogni anno, in tutto il mondo, muoiono circa 270’000 pedoni. E la distrazione è tra le cause di morte stimata tra il 12% e il 45% del totale dei decessi. Stando a uno studio canadese, gli infortuni causati dallo scontrarsi con un lampione, dall’inciampare e cadere facendosi tanto male sono aumentati di oltre nove volte tra il 2004 e il 2010. Dati che sono il segno tangibile di un’alienazione galoppante. Figlia di un progresso che paradossalmente ha prodotto un peggioramento della qualità delle nostre vite.

L’individualismo galoppante ci ha esposto a una maggiore solitudine e a una pressione psicologica, che si ritrova nei nostri comportamenti, nelle nostre abitudini di tutti i giorni. Ormai le nostre vite sono per la maggior parte filtrate e dipendenti da un qualche tipo di schermo, dipendenti dai nostri smartphone lo siamo al punto che non ce ne separiamo neppure quando siamo fuori di casa, a passeggio. Ladri del nostro tempo e del nostro vivere che abbiamo fatto entrare senza opporci, senza mettere in discussione ciò che ci stavano rubano e neppure dove tutto questo ci avrebbe portati.   

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