Difesa della biodiversità, Svizzera maglia nera

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Malgrado la Confederazione abbia deciso di aderire alla Convenzione di Berna, organo paneuropeo per la tutela ambientale, impegnandosi così a proteggere le specie di flora e fauna, ma anche gli habitat particolarmente pregiati, lo sforzo fin qui fatto, è stato francamente deludente. Negli ultimi dieci anni non c’è stato nessun significativo passo in avanti in materia di zone protette. Solo promesse da marinaio. Certo, la democrazia diretta fa sì che sia il popolo ad avere l’ultima parola in materia di ambiente e territorio, ma questa non è una giustificazione valida. Il rischio è di ritrovarsi con un pugno di mosche in mano.

Recentemente l’allarme è stato lanciato proprio dalla Convenzione di Berna. La Svizzera è all’ultimo posto in Europa se si considerano gli sforzi e gli obiettivi fin qui raggiunti in materia di tutela della biodiversità. Di ciò che sarebbe stato necessario fare, è stato fatto poco o nulla. Proprio così, non abbiamo fatto i compiti. Ogni Paese membro appartenente alla Convenzione di Berna è tenuto a designare e proteggere a livello nazionale un numero sufficiente di zone definite “Smerando”. In Svizzera sono 43 gli habitat e circa 91 le specie Smeraldo. Eppure le zone svizzere sotto il cappello della rete europea Smeraldo sono solo 37. 

Numeri e terminologie che probabilmente dicono poco ai più, ma dietro ai quali ci sono aree e specie animali e vegetali che andrebbero tutelate con maggior fermezza. Del resto, la scienza ci dice che ci troviamo nel bel mezzo della sesta estinzione di massa. Così, far finta che tutto vada bene e che, in fondo, quello che facciamo per la natura, già basta e avanza è solo un modo per continuare ad infischiarcene. Facendo altro. Magari l’esatto contrario di ciò che andrebbe fatto, semplicemente perché a qualcuno conviene così. Un po’ come sta accadendo lontano da noi, in Indonesia, anche se, oggi più che mai, tutto il mondo è paese.

L’Indonesia, per batter cassa, ha appena messo all’asta un centinaio di isole che, guarda caso, fanno parte di una riserva naturale. L’arcipelago è all’interno di un’area marina protetta considerata uno degli ecosistemi più integri del Pianeta. Un’area che vede la presenza di diverse specie di coralli e di numerosi specie minacciate. Eppure, il governo di Giacarta ha deciso di farne un resort di lusso, con tanto di pista per l’atterraggio dei jet privati. Insomma chi si accaparrerà l’area potrà farne ciò che vuole. Tutto questo alla faccia di chi si batte affinché ciò non accada. Intanto, tornando agli affari di casa nostra, la Confederazione avrà tempo fino al 2030 per rimediare al ritardo accumulato, sempre che qualcuno non prenda esempio da ciò che sta accadendo in Indonesia.

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