Il Rösti che rischia la frittata

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Farebbe ridere se non fosse tragico. Albert Rösti, l’uomo che ricorda uno dei piatti tipici della cucina elvetica, ex presidente UDC ed ex presidente di Swissoil, la società cappello dei rivenditori di idrocarburi in Svizzera (leggi qui sotto) è diventato Consigliere federale e si è pigliato pure il dipartimento dell’ambiente.

Ma chi è Albert Rösti? L’individuo che da domani dirigerà il dipartimento federale dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, che si occupa di ambiente e infrastrutture? Il peggio del peggio che poteva capitare in un settore chiave che sarà preposto, nei prossimi anni, come in tutta Europa, ad una transizione energetica green.

Rösti, ex presidente dell’UDC, aveva negli anni scorsi anche incamerato per il suo partito, i finanziamenti del miliardario Walter Frey, simpatizzante del movimento democentrista e maggior importatore di automobili in Svizzera. 

Il dipartimento che era di Simonetta Sommaruga, va dunque all’UDC e a Rösti, il che è l’equivalente di dare all’orco i bambini dell’asilo da accudire. In un epoca di grande cambiamento, ci troviamo a capo dell’ambiente, un uomo che non solo è potentemente colluso con ambienti che di ambientale non hanno un fico secco, ma pure con un partito che fino a ieri ( e forse anche oggi ) nega, insieme alla Lega dei ticinesi, il disastro climatico incombente, chiamando gli ecologisti e chi si preoccupa, “isterici”, come se i caldi torridi e la siccità delle estati passate fossero la norma, come se gli smottamenti, gli uragani e le tempeste che flagellano ormai regolarmente il pianeta fossero un’invenzione della sinistra.

È profondamente triste e scoraggiante, pensare che in un momento di grande necessità per la lotta al cambiamento climatico, ci troviamo, come paese, ad avere alla testa del treno un frenatore al posto di un macchinista. Il pezzo da 90 di un partito che ha sempre avversato leggi e misure a favore dell’ambiente, bocciato referendum e proposte ecologiste, e sempre pistonato istanze che andavano a favorire la grande industria, i produttori di oli combustibili o il settore automobilistico. 

L’unica speranza è in una corrente ormai mondiale ed europea, che renderà necessario anche a uno come Rösti agire in tal senso e non essere un passivo spettatore se non un frenatore del cambiamento.

I prossimi decenni saranno cruciali, e l’ambiente non è più ormai solo un settore gestito dalla politica, bensì una priorità nazionale e mondiale. Il dipartimento di Rösti non è più secondario, ma assurge a un’importanza che coinvolge la sopravvivenza della nazione. Sarà in grado l’ex presidente di Swissoil di capirlo? Ne dubito seriamente.

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