L’acquario della follia

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“È stato terribile. È esploso come un enorme fuoco d’artificio. Con un’onda d’urto che ha fatto tremare l’intero edificio”. Sono le parole di uno dei tanti clienti dell’albergo DomAquaree di Berlino. Ma a esplodere non è stata una bomba, non si è trattato di un attentato, bensì dell’acquario cilindrico più grande al mondo che si trovava nella hall. Il vetro si è sbriciolato miseramente causando la morte di tutti e millecinquecento i pesci di cento specie diverse contenuti in esso e la fuoriuscita di un milione di litri d’acqua che si sono riversati per strada tutt’attorno all’edificio a poca distanza da Alexanderplatz. Un‘ecatombe che lascia sgomenti. Ma che c’interroga anche sulla crudele stupidità con cui talvolta agiamo, sottovalutando, proprio come in questo caso, le possibili conseguenze di ciò che facciamo.

Il disastro si è verificato verso le 6 di mattina. Quando ancora non c’era in giro nessuno. La maggior parte dei clienti infatti stava dormendo. Ecco perché ci sono stati due soli feriti. Un dato che però non cambia la gravità di ciò che è accaduto, sebbene la maggior parte dei media abbia voluto sottolineare come il bilancio avrebbe potuto essere ben più grave se l’incidente si fosse verificato in un altro orario. Esseri umani a parte, ad essere morti ci sono comunque più di un migliaio di poveri pesci che di sicuro non avevano scelto di vivere rinchiusi in quella torre di vetro alta sedici metri, diventata una tra le tante attrazioni turistiche della capitale tedesca.

Al momento dell’esplosione, l’albergo che in seguito è stato evacuato, ospitava più di trecento persone e l’acqua, prima di defluire lungo le strade tutt’attorno, ha raggiunto il terzo piano dell’edificio. Ma a darci un’idea dell’entità del botto c’è per esempio il fatto che, ad aver registrato l’episodio, è stato addirittura l’ago di uno dei sismografi che in Germania monitorano i terremoti. A riprova di come l’imbecillità umana possa talvolta raggiungere livelli francamente inimmaginabili. Soprattutto quando prova a sfidare il buon senso o, com’è accaduto in questo caso, le leggi della fisica.

Per fortuna c’è anche chi ha capito che la notizia, forse, non sta nel dire che poteva andare ben peggio di così e che, essendocela cavata con due soli feriti (umani), in fondo è andata di lusso – parole, queste, della sindaca di Berlino. No, l’organizzazione per la protezione degli animali PETA, ha invece fatto sapere che depositerà una denuncia penale contro i responsabili di tutto questo casino poiché la vita di migliaia di pesci è stata gestita con una certa negligenza. La distruzione dell’acquario è una “enorme tragedia provocata dall’uomo”, hanno detto quelli di PETA. E come dar loro torto. Tra i desideri espressi anche quello di non veder ricostruito mai più un obbrobrio del genere.

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