Le follie di Elon

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Musk chiude l’ufficio europeo d Twitter. Metà dei dipendenti intanto o sono stati licenziati in malo modo oppure, se ne sono già andati di loro iniziativa, piuttosto che rimanere a lavorare per lui. Per il Nerone del web, noto più per i suoi modi da barbaro, che per il suo genio, dato che ha fatto ormai allo spiedo l’uccellino. E così, le parole con cui Elon Musk il 27 ottobre aveva salutato l’operazione di acquisizione di Twitter per più di 40 miliardi di dollari, oggi risuonano più beffarde e amare che mai. “L’uccello è stato liberato”, aveva twittato. Dal commissario europeo per il mercato interno e i servizi Thierry Breton, però, era subito giunto un avvertimento chiaro e netto: “In Europa l’uccello volerà secondo le nostre regole”.

Proprio così. Twitter, Facebook, Instagram, TikTok e compagnia cantante non sono spazi pubblici. Ognuno di loro ha un padre padrone che ne influenza e detta le regole. Regole che talvolta confliggono con lo stato di diritto e la dialettica democratica. Anche se la maggior parte di noi è convinta di trovarsi su di un terreno neutro, non è così. Lo sanno più d’una delle fragili democrazie che sono state affossate dalla propaganda social. Vedi il caso emblematico di Facebook e della Birmania.

Ed è proprio per questa ragione che, soprattutto in Europa, le grandi compagnie Big Tech hanno trovato pane per i loro denti. Perché essere dei giganti e potersi muovere su terreni inesplorati non vuol mica dire tana libera tutti.  Anzi. Proprio perché si opera in un’area ancora vergine è bene che, chi è arrivato fino a lì, lo faccia con la massima cautela e ci sia qualcuno a vigilare affinché gli Zuckerberg o Musk di turno non finiscano per sentirsi liberi di fare tutto ciò che vogliono manco fossero un dio in Terra. 

Il motivo per cui ho acquisito Twitter – ha dichiarato il patron di Tesla e SpaceX – è perché è importante per il futuro della civiltà avere una piazza digitale comune, in cui un’ampia gamma di opinioni può essere discussa in modo sano, senza ricorrere alla violenza. Attualmente c’è il grande pericolo che i social media possano dividersi in camere di risonanza dell’estrema destra e dell’estrema sinistra, che generano più odio e polarizzano la nostra società”.

Così Il buon Elon ha la gran faccia tosta di volerci far credere che da grande, dopo aver giocato in attacco per una vita, farà l’arbitro e sarà imparziale. Balle. Ciò che invece ha fatto è stato comparsi l’intero campionato, campo da gioco incluso. Proprio per dettare le proprie regole, truccando così la partita e traendo il massimo profitto anche da uno dei social più diffusi e finora rimasto ancorato a principi e regole di cui lui ha già fatto strame. L’esempio più lampante è la decisione di voler riammettere Donald Trump che dell’uccellino aveva fatto il suo canale stampa prediletto. 

“Non l’ho fatto perché sarebbe stato facile. Non l’ho fatto per fare più soldi. L’ho fatto per cercare di aiutare l’umanità, che amo”, ha avuto l’ardire di raccontare il rottamatore di Twitter. Colui che nel frattempo sta già pensando di produrre un telefonino tutto suo ma anche d’infarcire Twitter di pubblicità oppure usandolo come strumento per i pagamenti e altre puttanate del genere che il nostro eroe produce senza sosta davvero a getto continuo. “Ringrazio tutti coloro che hanno collaborato con noi. Costruiamo insieme qualcosa di straordinario”, ha chiosato Elon Musk. Forse sarebbe stato più legante un: “Twitter R.I.P”, riposa davvero in pace.

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